Philomena di Stephen Frears, con Judi Dench, Steve Coogan Gran Bretagna 2013
di Emanuele D’Aniello
La storia narrata in Philomena, se non fosse realmente accaduta ed estrapolata nei suoi tanti colpi di scena dalla vera cronaca, a molti potrebbe sembrare fin troppo artificiale. Dal primo all’ultimo secondo, fotogramma dopo fotogramma, il film pare preso da una manuale di sceneggiatura davvero basilare, costruito su misura per far commuovere lo spettatore. Fortunatamente colei che dà titolo al film esiste davvero, e l’attrice che ha l’onore di interpretarla è una delle migliori in circolazione. Con un personaggio e una attrice così, tutto diventa migliore.
Il film è un dramedy molto dramma e poco commedia, aspetto che però risalta grazie al solito infallibile umorismo inglese fatto di battute ficcanti e tempi perfetti. Soprattutto, è a tutti gli effetti un buddy movie con due personaggi diversissimi in tutto (età, ceto sociale, provenienza, passioni, pensieri, esperienze) che imparano a conoscersi dai propri scontri, e forse proprio questa semplificazione dei caratteri non permette al film un deciso salto di qualità. Non si tratta di insincerità, perchè il film ha un grande cuore, quanto piuttosto di una costruzione fin troppo calibrata e certosina della narrazione e dei personaggi: ci sono quelli buoni buoni e quelli cattivi cattivi, che urlano e digrignano i denti, ci sono una moltitudine di temi sul tavolo molto delicati (il problema delle adozioni, la gestione degli orfanotrofi, l’omosessualità, la religione) mai veramente affrontati o approfonditi, perchè il film non deve indignare ma commuovere, e lo fa ripetutamente con la musica indulgente e con i primi piani sulle lacrime. Philomena è un melodramma che vuole manipolare il pubblico, non lo nasconde mai, e quando potrebbe graffiare o far sorgere un quesito piazza invece una bella battuta ad effetto.
Come detto in apertura, è la protagonista il vero cuore e anima del film. La natura angelica, tranquilla, rilassata di Philomena è il motore emotivo con cui è più facile empatizzare, forse perchè, a differenza di tutto il resto, non risulta mai forzata e costruita. Lei rappresenta l’essenza della carità cristiana, quella scevra da dottrine (sia delle suore o del giornalista, pur opposti sono sempre pensieri ideologizzati) e derivata soltanto dall’amore. E la cosa migliore del film dopotutto è il rapporto che si instaura tra Philomena e un figlio che non c’è e non si vede, ma attraverso cui si percepisce un caleidoscopio di sentimenti. Se lo Steve Coogan sceneggiatore avesse fatto fare un passo indietro allo Steve Coogan attore (sia per la piattezza del personaggio sia per un talento recitativo non proprio entusiasmante), e la trama avesse seguito più la protagonista e meno la detective story, avremmo avuto uno dei migliori character study degli ultimi tempi. Anche perchè Judi Dench, ma non c’erano certo dubbi, è monumentale nella sua performance, riuscendo a mostrare magistralmente tutta la forza interiore e il dolore di Philomena, alternando benissimo i registri comici e drammatici.
“Raccontare una storia di vita vissuta, con i ruoli di buoni e cattivi ben precisi e un finale che sia molto lieto o molto triste” è quello che l’editrice chiede al giornalista nel corso del film. E questo è esattamente ciò che il film fa, con un gioco metacinematografico non da poco. Senza complessità, in maniera semplice e dignitosa, cercando sempre il cuore più che la testa, lasciando da parte i propositi innovativi per una narrazione ordinata e precisa, Philomena è una storia che può piacere e colpire in maniera trasversale, perfetta per le uscite al cinema nel periodo delle feste.

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