Si Alza il Vento (Kaze Tachinu) di Hayao Miyazaki Giappone 2013
di Emanuele D’Aniello
Un anno fa, proprio con la presentazione di questa pellicola al Festival di Venezia, Hayao Miyazaki annunciava il suo ritiro. Pur non sapendo ancora se sarà duraturo e definitivo, per ora dopo un anno quel ritiro regge. Di conseguenza, Si Alza il Vento è l’ultimo film di una magnifica carriera e come tale va giudicato in maniera leggermente diversa. Ma la visione del film, anche senza sapere del ritiro, lascia davvero intendere un addio alle scene.
Si Alza il Vento è indubbiamente il film più umano, maturo e doloroso della carriera di Miyazaki, senza dubbio il suo primo film d’animazione diretto essenzialmente ad un pubblico adulto. Ci sono tutte le caratteristiche della sua poetica già presenti nelle opere precedenti – l’amore, i sogni, i desideri, la passione per il volo (soprattutto per l’aviazione italiana) – ma Miyazaki tratta ogni elemento con maggior serietà e emotività. A parte qualche scena onirica, la grande differenza dai film precedenti è la totale assenza degli elementi fantastici che hanno reso popolare il cinema del maestro giapponese. Si Alza il Vento è una storia con i piedi sulla terra e sulla realtà, dopotutto è essenzialmente un biopic del progettista aeronautico Jiro Horikoshi, per quanto la storia sia molto liberamente ispirata e piena di libertà, in cui Miyazaki esplora temi spesso accarezzati ma mai realmente approfonditi in precedenza.
E’ facile traslare e sovrapporre Miyazaki stesso sul personaggio Jiro, rendendo il film molto più autobiografico di quanto non sia in partenza. E come tale il protagonista è forse, insieme a Porco Rosso (e non caso era sempre un film sull’aviazione), il miglior personaggio maschile della filmografia del giapponese. In Jiro, infatti, nella sua ossessione e la sua continua ricerca della perfezione creativa, nel suo slancio verso la purezza in un mondo difficile e tormentato da disastri, alcuni naturali e alcuni inflitti dall’uomo, ritroviamo tutto che Miyazaki ha costruito nella sua carriera. Non possiamo parlare di vero e proprio alterego, ma è indubbio che Miyazaki nella figura reale di Jiro Horikoshi abbia visto, più e sopra tutto il resto, la figura del costruttore di sogni.
Sogni che, si sa, la vita alimenta e poi spessissimo distrugge. E stavolta non ci sono magici castelli che camminano o gigantesche figure animalesche a velare il dolore, no, stavolta Miyazaki non addolcisce la realtà. I sogni di Jiro saranno usati dai giapponesi come armi di morte e distruzione nella Seconda Guerra Mondiale, e la sua storia d’amore fatica a trovare un lieto fine. Ancora una volta nel raccontare l’amore c’è tanta delicatezza e emotività, ma la narrazione non diventa mai finta o ideale, si procede dritti verso un inevitabile destino, tanto struggente da rischiare quasi di finire nel melodrammatico. Ma Miyazaki evita sempre quell’ostacolo, perchè dalla sua ha la sincerità.
Come detto, Si Alza il Vento lascia davvero intendere che questo sia l’ultimo film del maestro giapponese. Ha forti tinte autobiografiche, affronta temi maturi con assoluta serietà, lascia da parte il fantasy e l’ironia, sposando in pieno una malinconia di fondo che diventa il tono portante del film dal primo all’ultimo minuto. Eppure non è mai una tristezza fine a se stessa, tanto è vero che se c’è un vero messaggio che il film lascia, è quello di continuare a vivere i propri sogni e cercare di realizzarli nonostante tutte le avversità della vita. Forse non è vero e proprio ottimismo, ma sicuramente consapevolezza che senza un briciolo di speranza e fiducia andare avanti è impossibile. Certo, paradossalmente ora Miyazaki pare essersi fermato, ma lo ha fatto al momento giusto e col film giusto: se ritiro sarà, Si Alza il Vento è un bellissimo, commovente, indimenticabile canto del cigno.



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