Sin City: una Donna per cui Uccidere di Robert Rodriguez, con Mickey Rourke, Jessica Alba, Rosario Dawson, Bruce Willis, Joseph Gordon-Levitt, Josh Brolin, Eva Green, Dennis Haysbert, Jamie Chung, Powers Boothe USA 2014
di Emanuele D’Aniello
9 anni sono passati dal primo Sin City, e 9 anni nel cinema moderno, che si rigenera e sperimenta costantemente, sono un’eternità. Indubbiamente troppi per il pubblico attuale che di pazienza ne ha pochissima, ma non sono l’unico motivo del flop del nuovo Sin City: una Donna per cui Uccidere in patria. Sono più che altro 9 anni in cui Robert Rodriguez ha pensato che bastasse replicare una formula per riottenere la magia della prima volta. Ma appunto, sono passati 9 anni.
Il primo Sin City presentava storie convincenti, personaggi affascinanti e un’estetica innovativa. Non era il film che adattava il fumetto, e non era nemmeno il film che provava a replicare lo stile del fumetto al cinema. No, per la prima volta il film ERA il fumetto, le pagine riuscivano in qualche modo sensazionale a diventare pellicola cinematografica. La prima reazione era esclamare wow, fregandosene del problema della forma che supera la sostanza. Nel frattempo il cinema è cambiato, i film sono cambiati, il modo di realizzare film si è evoluto, il pubblico si è quasi abituato alle messe in scena più innovative. Forse non possiamo spingerci a parlare di rivoluzione, ma solo con la velocità e voracità dei tempi moderni, se una rivoluzione ci fosse, nemmeno si noterebbe più di tanto. In questo quadro mutato replicare una formula non solo pare superato, ma appare soprattutto inutile. Si vede Sin City: una Donna per cui Uccidere e, per quanto l’estetica e lo stile rimanga bello e affascinante, non si esclama più “wow” ma soltanto “già visto”.
Quando qui risiede il primo grossissimo problema, quando la puzza di stantio e ripetizione è fin troppo forte, serve altro necessariamente altro per cambiare passo.
Ma altro Una Donna per cui Uccidere non ne ha.
Anche le storie sono brutte, piatte, molto poco coinvolgenti, così come i personaggi. La storia del misterioso giocatore di poker è fine a se stessa, la storia di Nancy è troppo breve e troppo scarna per reggere il finale del film, la storia di Dwight e Ava, a cui il film dedica maggior minutaggio, è sicuramente la migliore, ma è fin troppo banale. E appunto, i personaggi: Marv è quasi un rincalzo per fare spettacolo e non ha neppure la minima ombra dell sviluppo emotivo del primo film, Bruce Willis passa purtroppo il testimone a Jessica Alba, a cui Madre Natura ha donato tantissimo in termini di bellezza e pochissimo in termini di talento, Joseph Gordon-Levitt fa il compitino e non si capisce mai perchè si dovrebbe tifare per il suo character, e infine nel cambio tra Clive Owen e Josh Brolin ci perdiamo. L’unica che si salva, l’unica che crede nel proprio personaggio e lo porta fino in fondo è Eva Green, tremendamente convincente e incredibilmente a suo agio nel recitare nuda la stragrande maggioranza delle sue scene, una confidenza notevole che dona incredibile spessore alla recitazione.
Questo ibrido tra sequel e prequel perde soprattutto tutta la carica noir del primo film, appiattisce i contenuti e sembra porti avanti la misera parodia degli anti-eroi e della femme fatale. E’ un film vacuo, impuro, non ha nulla di sovversivo o innovativo. Ancora una volta, Rodriguez si fossilizza sull’ispirazione e non riesce a dare l’interpretazione. Più che un vero film, Sin City: una donna per cui uccidere è routine.


Lascia un commento