Maze Runner: il Labirinto di Wes Ball, con Dylan O’Brien, Kaya Scodelario, Thomas Brodie-Sangster, Will Poulter    USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Ci vuole un po’ di tempo per capire se lo strabiliante successo di Hunger Games ha fatto più danni o altro. Dopotutto il genere degli adattamenti dei romanzi young adult, pur avendo già tantissimi film nel proprio carniere, è ancora un genere giovane, da codificare e da digerire. Maze Runner è l’esempio che siamo appunto agli albori di questa tipologia di film: pur ricco di clichè, sempre con la caduta trash o semplicistica dietro l’angolo, riesce a sperimentare risultando in più punti originale e avvincente.

Siamo sempre nei canoni della distopia post-apocalittica, sempre con al centro un gruppo di ragazzi in cui un individuo si erge predestinato a qualcosa di più grande, sempre con una società esterna cattiva che opprime e usa i ragazzi come marionette per distoglierli dai veri problemi. Ma fortunatamente Maze Runnerqualcosa di diverso si sforza di proporla. A cominciare dall’inizio, con una storia che parte in media res, ed evita quindi tutte le banali introduzioni e gli stantii riti di iniziazione. Il film richiede che il livello di attenzione dello spettatore sia subito alto, crea immediatamente una tensione palpabile e si propone come una scatola cinese da scartare e capire pian piano che i minuti passano. La costruzione della struttura è sicuramente l’elemento migliore, con misteri e domande che rendono una trama scontata assolutamente intrigante e coinvolgente. La tematica è poi ancorata alla forza dello sviluppo del gruppo centrale di protagonisti, con una costruzione azzeccata dei personaggi e dei loro comportamenti che rappresentano un interessante microcosmo di adolescenti e relazioni interpersonali. In questo riscontriamo anche la più grande differenza del film da tutti gli altri prodotti del filone young adult: il protagonista è un maschio. In questo modo Maze Runner è un prodotto unico che permette di concentrarsi sui problemi e sull’azione, tralasciando ogni sottotesto romantico che avrebbe zavorrato e non poco la storia (al contrario, purtroppo, l’unico personaggio femminile del film, interpretato dalla brava Kaya Scodelario, è assolutamente monodimensionale e privo di attrattiva).

I problemi arrivano quando il film abbandona i personaggi per dedicarsi all’azione. La creazione del labirinto non ricorda la foresta di Hunger Games quanto lo scenario banale di un videogioco, e la stessa azione e il disegno dei mostri sembra preso dai peggiori prodotti del genere. Vorrebbe ricordare Predatorma invece finisce per assomigliare a Doom. Sono scene che smorzano la tensione emotiva e anche il film perde sapore: fino a quando è ancorato al dilemma “è meglio vivere sicuri e sottomessi o cercare risposte sfidando l’autorità?” sempre attuale e molto politico Maze Runner funziona, quando l’intrattenimento spicciolo prende il sopravvento il film si siede sulla banalità. E il finale fin troppo aperto non aiuta di certo.

Maze Runner sicuramente è apprezzabile per come osa rispetto ai parametri dei film young adult, ma potrebbe sicuramente osare di più. Non è certo il miglior film sul mito della caverna platonica, ma è un passo in avanti rispetto ad altre pellicole simili. La prova che il genere non è da buttare, ma ci si può lavorare.

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