Viviamo in un mondo, in un momento storico davvero molto brutto e problematico, lo sappiamo bene, ce lo ricorda quasi qualsiasi cosa che vediamo. Ecco, proprio per questo motivo, non ce lo deve ricordare pure un film come Il Diavolo veste Prada 2. E non perché sia un film che parla del mondo odierno, ma ci racconta del suo declino semplicemente vedendo quanto un sequel possa fare male ed essere così scadente a venti anni di distanza dal primo film.

Perché alla fine Il Diavolo veste Prada 2 non è soltanto un sequel, appunto, assolutamente non necessario, ma è anche molto semplicemente un film non riuscito. Un film che, oltretutto, non si capisce cosa voglia dire nel 2026 e come sia stato prima concepito e poi realizzato. Partendo da una premessa anche nobile, se vogliamo, ovvero il decadimento dell’importanza della stampa, al film non interessa mai seguire questa tematica e subito se ne va per la propria strada piena di problemi e amenità.

Quindi notiamo, prima di tutto, che il film è banalmente pensato male. Dopo un pretesto che più pretesto non si può per “rimettere insieme la banda” dopo venti anni, per circa un’ora ha una sua trama che si sviluppa, come da tradizione, nel mondo della moda, facendo un upgrade pigro ma comunque passabile rispetto al primo film. Nella seconda parte poi la storia cambia completamente, per certi aspetti anche il tono, per altri aspetti persino i comportamenti dei personaggi, e inizia una trama di scalata aziendale del tutto fuori contesto. Ricordando sempre che stiamo vedendo farsi la guerra personaggi assolutamente privilegiati e ricchi, senza che questo comporti un sottotesto di satira come sarebbe adeguato. E per di più, alla fine le guerre finiscono a tarallucci e vino in nome dei vecchi rapporti, le figure di contorno sono letteralmente solo di contorno, le varie motivazioni vengono enunciate, mai approfondite e poi subito abbandonate.

Santo cielo.

Ad essere follemente sbagliato, pertanto, non è solo l’inserimento di una storia simile nel mondo moderno e la scrittura rapsodica della sceneggiatura, ma proprio il livellamento dei personaggi e dei loro caratteri. Esempio supremo è, ovviamente, la Miranda di Meryl Streep: se dobbiamo comunque aggiornarla ai nostri tempi, perché secondo alcuni canoni non può più essere eccessivamente dispotica e vulcanica, si deve trovare un modo creativo che non comporti il totale appiattimento di ogni sua caratteristica iconica e di quella verve che rese irresistibile e affascinante un personaggio spigoloso. Tutti i protagonisti sono solo le ombre di quelli che erano, tutte le loro caratteristiche sono diluite e rese innocue.

Quindi se alla base di Il Diavolo veste Prada 2 doveva esserci l’ennesima operazione nostalgia, quella sicuramente è riuscita perché ci ha fatto rimpiangere il primo capitolo del 2006: quello era un film, questo no.

 

 

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