Io sono assolutamente un fan dei film fuori di testa, folli, anarchici, che non hanno una regola, che non seguono uno schema, che non si chiudono in un recinto, che puntano solo sul tripudio di idee. La Sposa! rientra assolutamente tra questi. C’è un “però”, però, grande come una casa: i film fuori di testa, folli, anarchici, li devi saper fare.

Ora, non vorrei assolutamente iniziare un commento al film sparando sulla regista, sarebbe troppo facile seppur tremendamente naturale e forse dovuto. C’è un “però”, però, grande come una casa: bisogna avere il talento e ancor di più la visione per reggere i film fuori di testa, folli, anarchici. Quando getti in aria decine di idee, che siano contenutistiche o estetiche, devi saperle sviluppare, devi saperle portare avanti, devi sapere cosa quelle idee vogliano dire alla fine. Bisogna reggere il ritmo della follia.

Da un lato, quindi, il primo commento sarebbe avercene di film come La Sposa!: un film che attraversa i generi e le storie, come il dottor Frankenstein crea un mostro fatto da pezzi di uomini, ora Maggie Gyllenhaal crea un pastiche fatto di pezzi di generi diversi, con un mare di citazioni e riferimenti e influenze (sì, persino citazioni spudorate a Frankenstein Jr, vivaddio). Taglia e cuce il gangster movie, i musical, le commedie, i detective noir, i monster movies, il muto, i ruggenti anni venti.

Dall’altro lato, però, tutto questo puzzle non porta a nulla. Il film semplicemente perde ritmo minuto dopo minuto, perde fascino scena dopo scena, viene assorbito da scelte e discorsi noiosi e fuori contesto, perché Gyllenhaal non accetta di realizzare “solo” un’opera di genere completamente matta, ma deve per forza infilarci metafore e richiami ai problemi dell’oggi. E in tutto questa devasta anche la recitazioni dei protagonisti: se nella prima parte la prova sopra le righe di Jessie Buckley ha un senso, nella seconda lei non sa a quale registro appigliarsi perché il film stesso non ne ha più uno, e allora almeno l’interiorità costante di Christian Bale, che titaneggia con garbo, ironia e sofferenza, è l’unica ancora cui si aggrappa lo spettatore.

E allora, per rimanere nell’ambito delle citazioni, diciamo che un film così fuori di testa, folle e anarchico “Sì. Può. Fare” ma bisogna anche e soprattutto saperlo fare, e purtroppo questo esperimento non è stato il caso.

 

 

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