The Amazing Spider-Man 2 di Marc Webb, con Andrew Garfield, Emma Stone, Jamie Foxx, Dane DeHaan, Sally Field USA 2014
di Emanuele D’Aniello
Ormai col attuale cinema non fai in tempo a girare la testa e già ti trovi davanti un sequel. Se The Amazing Spider-Man proponeva un reboot della saga e l’ennesimo racconto sulle origini dell’eroe in tempi davvero ravvicinati con l’amata serie di Sam Raimi, ora The Amazing Spider-Man 2 arriva a meno di due anni dal primo capitolo. E, strano a dirsi, vedendo il film sembra quasi un bene, come se i realizzatori, con gli errori notevoli e numerosi del primo film freschi in mente, avessero voluto fare in fretta proprio per correggere la rotta.
Insomma, dimentichiamoci le incongruenze e le stupidità del primo film, questo secondo capitolo riesce a raccontare una storia dal primo all’ultimo minuto, intrattiene e crea un particolare legame con i personaggi. Il tono più intimista rispetto all’approccio fumettistico di Raimi fortunatamente rimane, l’aspetto più affascinante – vale a dire gli esperimenti del padre di Peter Parker, elemento introdotto da questa saga e capace di donare un senso di realismo (per quanto si possa usare questo termine) alla vicenda – rimane e finalmente è sviluppato ed integrato nella trama e nell’approfondimento psicologico dei protagonisti. Inoltre, esattamente come nel primo film, tutte le scene e i momenti migliori sono quelli romantici: qualcuno potrebbe storcere il naso, ma quando la qualità è questa non possiamo lamentarci. Sarà la chimica straordinaria tra Andrew Garfield e Emma Stone, coppia anche nella vita reale, e ovviamente la loro bravura, ma ogni volta che sono insieme la scena si illumina, e Webb ha davvero nel sangue il DNA da regista di rom-com indipendenti. Si capisce che a Webb sono questi i momenti che stanno veramente a cuore e in cui dà il meglio. Oltretutto, è persino bravo a bilanciare uno degli aspetti più rischiosi di questi film, vale a dire l’ironia. Chi segue questo sito sa quanto poco sopporto la scelta di molti film Marvel di esagerare con l’ironia, trasformando i suoi film in commedie d’azione e annullando l’importanza di taluni momenti, ma qui Webb è bravo ad incorporare l’ironia nella coerenza del personaggio di Spider-Man, che da sempre è un ragazzo buffo e sarcastico.
Paradossalmente, il film cala sempre un po’ quando rientra nei ranghi del classico comic-book movie. L’azione è buona ma non eccelsa, con una predominanza necessaria ma molto fastidiosa del CGI, e lo sviluppo dei villain è sempre problematico: se l’Harry Osborn di Dane DeHaan si salva grazie al carisma del giovane attore, l’Electro di Jamie Foxx è abbastanza pessimo nella resa scenica, nella creazione così semplicistica e così datata (all’inizio sembra una copia dell’Enigmista interpretato da Jim Carrey) e nella totale inutilità della sua presenza all’interno della storia. Come detto, Webb riesce a salvare questi momenti grazie alla creazione della storia che muove i fili narrativi, e la scelta di portare al cinema la storyline fumettistica di Gwen Stacy è indubbiamente audace e per questo molto azzeccata.
C’è da dire che il film però non riesce mai a liberarsi da quell’aura di serializzazione che ormai sta inghiottendo qualsiasi blockbuster cinematografico. Pur con il carico emotivo che la storia e il finale comportano, The Amazing Spider-Man 2 più che un vero film sembra “solo” l’ennesimo episodio di una serie più grande. Praticamente tutto il terzo atto è costruito con l’intento di preparare il terreno al prossimo sequel, e la storia sulle origini di Spider-Man e dei suoi vari rivali è narrata a bocconi, con l’intento di sfogliarla pian piano nel proseguimento del franchise (anche in tal senso vanno visti i camei di Paul Giamatti e Felicity Jones, che avranno ben più spazio nei prossimi film). Non ci sarebbe più da stupirsi, considerando come ormai i grandi studi preparino trilogie invece che film, lunghe saghe come quella diHarry Potter e franchise ramificati come la Marvel con The Avengers, ma questa trasformazione del cinema commerciale in serie televisiva lascia un costante senso di incompletezza. Soprattutto quando, come appunto nel caso di The Amazing Spider-Man 2, si percepisce una volontà di migliorarsi, accontentare e al tempo stesso stupire i fans, e una potenzialità ancora non propriamente espressa.


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