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Locke di Steven Knight, con Tom Hardy     Gran Bretagna 2014

di Emanuele D’Aniello

Locke non è un film per tutti. E affermando questo non voglio dire che sia un film particolarmente, ostico, sofisticato, controverso o d’avanguardia. Ma la descrizione del film come “la storia del viaggio in macchina di uomo, che non scende mai dalla vettura, che dialoga con familiari e amici al telefono” non immagino invogli chiunque a correre al cinema. Ma chi avrà il merito di farlo rimarrà colpito da uno dei film più intensi e profondi degli ultimi tempi.

Locke infatti è un acuto e preciso scavo nella psicologia di un uomo, che durante un viaggio in macchina cerca di rimettere insieme i cocci della propria vita. Quando parliamo di character study, da oggi in avanti si dovrà pensare a Locke necessariamente come a un nuovo standard. Il film più che parlare o discutere della vita di una persona, ce la mostra: davanti ai nostri occhi, nel corso di poco meno di 80 minuti (l’azione si svolge quasi in tempo reale, a parte qualche necessario sbalzo temporale), la vita di Ivan Locke si dipana senza filtri, esplorando i sentimenti di paternità, matrimonio, etica del lavoro, e come le scelte subite nell’infanzia possano cambiare il corso del futuro. Ivan Locke davanti ai nostri occhi cambia tutta la sua vita all’apparenza perfetta, immagina scenari alternativi e noi con lui fantastichiamo su nuove strade da prendere, giudicando le sue decisioni e immedesimandoci il più possibile.

Locke è un fantastico esercizio di scrittura, e non è un caso che alla regia troviamo proprio uno che solitamente fa lo sceneggiatore per altri. In 80 minuti, fissi in un solo scenario, la situazione cambia e i sentimenti si evolvono costantemente. Steven Knight è comunque accorto alla regia, optando per le soluzioni più semplici ma al contempo più giuste per variare quanto possibile dalla staticità dell’unica inquadratura, e tenendo limitata la durata per evitare cali di ritmo o ripetizioni. Naturalmente la perfetta sceneggiatura fa il salto di qualità grazie al talento di Tom Hardy: quando un film si concentra solo su un personaggio, e nell’ultimo periodo questo tipo di film pare vivere un gran momento, il protagonista deve avere il carisma per reggere la scena e il talento per trasmettere un’altalena di sentimenti agli spettatori, e Hardy queste caratteristiche le ha tutte. Abituato a ruoli da duro, l’attore inglese è qui magnifico nell’interpretare l’uomo qualunque, una persona che trasforma i dubbi in certezza, con una forte morale e un razionale senso del giusto, ben cosciente che qualsiasi decisione presa sarà deleteria per una parte e positiva per l’altra, ben consapevole che un happy ending a tutti i costi non può esserci, come nella vita reale. Un viaggio in autostrada che diventa il più tipico viaggio personale, con cui Hardy costruisce un affresco umano assolutamente memorabile.

Locke, per tornare all’assunto di partenza, non è un film per tutti. E’ il classico film che molti definirebbero “noioso perchè non succede nulla”. In realtà, vedendo un uomo che in poco tempo lotta per sistemare la propria vita e cerca di fare ciò che ritiene giusto, succede tantissimo. Soprattutto Locke è un film che, come il suo protagonista, lotta per recuperare il senso di responsabilità in un’epoca in cui il cinismo regna sovrano. E questo non è un elemento da poco.

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