The Avengers di Joss Whedon, con Robert Downey Jr, Scarlett Johansson, Chris Evans, Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Jeremy Renner, Samuel L. Jackson, Tom Hiddleston, Clark Gregg, Cobie Smulders. USA 2012
di Emanuele D’Aniello
Il momento tanto atteso è finalmente arrivato, per la gioia di milioni e milioni di fans in tutto il mondo la Marvel ha riunito in un solo film alcuni tra i suoi più popolari supereroi, un evento cinematografico più che un film vero e proprio, costruito sapientemente nel corso degli ultimi cinque anni preparando la strada attraverso ogni singolo film dedicato a ciascun personaggio. Un film che si presenta fin dall’inizio come una autentica sfida per le difficoltà di contenere in una sola storia così tanti personaggi e così tanti punti di vista da affrontare. Una sfida, tutto sommato, fortunatamente vinta.
Si, perchè va detto subito a scanso di equivoci: il film funziona, regge per due ore e venti minuti, è spettacolare, immenso, una gioia per gli occhi, coinvolge e diverte. Diverte tanto, davvero tanto. Forse troppo. Ecco, il primo problema del film è un paradosso: diverte troppo. Fa ridere con battute e gag persino fisiche, insolite anche per questo genere di film. Diciamolo, se ad un certo punto della storia non avvenisse un evento tragico, che naturalmente non riveliamo, il film sarebbe in tutto e per tutto una commedia d’azione. Il regista e sceneggiatore Joss Whedon, una enciclopedia vivente di cultura pop, amato e venerato in tutto il mondo per le sue opere televisive, si è divertito come un matto a realizzare questo film, e con lui tutto il cast come si evince. In questo clima di euforia evidentemente Whedon ha lasciato un po’ andare la mano, tra riferimenti simpatici ma fuori contesto e situazioni al limite del cartoonesco (Hulk che sbatacchia Loki come fosse Willie il coyote, e poi questo rimane a terra a fare la vocina, non si può vedere). Le concessioni alla faciloneria purtroppo non si esauriscono qui, basti pensare alla sequenza iniziale molto poco originale che pare presa da un film d’azione anni 80, o alla parabola di Loki, un personaggio enormemente complesso interpretato benissimo da Tom Hiddleston, che però non riesce mai ad essere realmente minaccioso, e addirittura durante un interrogatorio, in un momento di vanità, si fa scappare i suoi veri piani, nemmeno fosse il classico villain preso con lo stampino dai film di Bond di quaranta anni fa. E parliamo un attimo delle sue intenzioni: distruggere il mondo. Wow. Motivazioni? Non pervenute. Davvero originale per un comic-book movie….
Ora, aver detto tutto questo dopo aver esordito parlando di sfida vinta sembra una contraddizione, ma non lo è. Pur tra i meriti del film non si può tacere il rammarico per una costruzione della storia alquanto banale. Perchè nell’ultimo decennio il genere comic-book e in particolare quello dei supereroi ha raggiunto una dignità e un livello tale da non poter essere più eluso, e da cui tornare indietro è quasi un delitto. Non facciamo paragoni ora con i Batman di Christopher Nolan, sia perchè nessuno si aspettava un film così dark e serioso per i diversi personaggi e la diversa tematica, sia perchè definire quei film solo comic-book movies è ormai riduttivo. Per rimanere anche solo in casa Marvel, pullulano gli esempi di film dall’atmosfera più adulta: i primi due Spider-Man di Sam Raimi, la saga degli X-Men, anche il primo Iron Man. E si badi bene, in questi prodotti c’è comunque una gran dose di ironia, anche per non intaccare lo spirito dei fumetti originale, ma questa ironia non straborda e non prende mai il centro dell’attenzione, rimane sempre una complessità di fondo che in The Avengers è quasi del tutto assente. Nell’ultimo decennio in tutti questi film il progresso tecnico degli effetti speciali e della spettacolarizzazione è andato avanti di pari passo con la maturità delle trame, delle psicologie dei personaggi e anche delle morali di fondo. The Avengers fa un passo avanti, apparendo in tutto e per tutto come uno dei blockbuster più grandi e impressionanti di sempre dal punto di vista visivo, e un passo indietro, tornando a come si facevano i film di questo genere anni fa. In poche parole, si accontenta di essere “solo” un film di supereroi, probabilmente uno dei migliori, ma pur sempre solo un film di supereroi.
Whedon fortunatamente, per tornare ai meriti, vince la sfida più difficile e più importante del film, cioè disegnare così tanti personaggi tutti protagonisti dando ad ognuno il giusto spazio, costruendo dialoghi e situazioni senza che risultino troppo artefatte, evitando il dosaggio col misurino. In quest’ottica, Whedon compie una grande operazione meta-cinematografica, e conoscendolo lo avrà fatto indubbiamente di proposito: trasferisce il divismo degli attori (perchè di divismo dobbiamo parlare trovandoci di fronte ad un evento, con i protagonisti che viaggiano per le anteprime da una parte all’altra del globo) a quello dei suoi personaggi sul grande schermo, analizzando pregi, difetti e relazioni, limando i confini tra divismo e supereroismo. Mai passaggio potrebbe essere più perfetto. Con le personalità straripanti degli attori/supereroi non è un caso che nel gruppo dei Vendicatori la figura che ha sempre l’ultima battuta sia Iron Man, come se nel suo caso fosse davvero il Robert Downey Jr del gruppo degli attori, e viceversa. Tony Stark si sente la star del gruppo degli eroi così come Robert Downey Jr è effettivamente la star nel gruppo degli attori. Anche se, per una volta, la palma del più bravo non va a lui, ma come detto a Tom Hiddleston, a maggior ragione vedendo come viene distrutto il suo personaggio nel corso della storia. Se Chris Evans e Chris Hemsworth come attori sono quel che sono e non possiamo farci nulla, casomai rassegnarci, da segnalare è la prova di Mark Ruffalo, probabilmente al terzo tentativo il miglior Hulk cinematografico, perfetto come Bruce Banner e poderoso come mostro verde, grazie anche alla performance capture (il primo ad usarla, nei due precedenti film Hulk era purissima computer grafica). Gli altri non hanno troppo da fare, Scarlett Johansson e soprattutto l’ottimo Jeremy Renner meriterebbero più spazio, ma col carisma danno intensità alle loro scene. Con i personaggi Whedon mostra il suo tocco magico, che non ripete alla regia delle grandi scene d’azione a causa dell’inesperienza, perdendosi tra inquadrature sghembe e una battaglia finale dal gran ritmo ma abbastanza dispersiva, e di certo la piattissima colonna sonora di Alan Silvestri non lo aiuta a sottolineare i momenti più importanti.
The Avengers si presenta come uno dei più spettacolari e avvincenti blockbuster degli ultimi anni, e la conferma arriverà sicuramente col successo al botteghino mondiale. Da spettatore di cinema e da fan del genere, però, rimane il rammarico perchè il film non raggiunge quel livello che sarebbe richiesto dall’innalzamento dello standard a cui abbiamo assistito recentemente, e da questo punto di vista non è esagerato parlare di occasione persa. Ma nel grande laboratorio Marvel questa è solo una tappa, per quanto importante, di un lungo percorso che ora tornerà ad occuparsi singolarmente dei vari personaggi, prima della nuova attesa riunione.


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