The Help di Tate Taylor, con Emma Stone, Viola Davis, Octavia Spencer, Jessica Chastain, Bryce Dallas Howard, Allison Janney. USA 2011
di Emanuele D’Aniello
Da un omonimo romanzo di Kathryn Stockett, basato su esperienze realmente accadute, The Help è la storia di tre donne molto differenti tra loro che, nel profondo Mississippi degli anni 60, uno degli stati americani in cui la segregazione razziale era più radicata e accettata, formano una improbabile ma profonda amicizia per un progetto letterario comune che rompe le convezioni sociale dell’epoca, esplorando i temi del razzismo e del perbenismo di facciata. Detto così potrebbe anche non sembrare nulla di nuovo, ma l’idea del film è prima di tutto quella di trasmettere agli spettatori un messaggio forte, universale, sempre attuale, e riuscire a farlo con un magistrale equilibrio tra commedia e dramma.
La grandissima forza del film, e da cui deriva gran parte del successo che sta ricevendo ormai dallo scorso luglio, quando uscì nei cinema americani sbancando a sorpresa il botteghino, si trova nelle interpretazioni di un cast tutto al femminile. Sembra di assistere ai quei rari momenti, quelle rare situazioni, in cui un gruppo di persone riesce a dare il meglio di se insieme nello stesso luogo e nello stesso tempo, un autentico festival della recitazione. La protagonista è Emma Stone, al primo ruolo della carriera che si avvicina al versante drammatico: più volte si è elogiata la Stone per la sua perfezione nelle commedie, la sua espressività e gli incredibili tempi comici che hanno contribuito a renderla la nuova regina del genere romantic comedy per gli anni a venire, ma qui dimostra anche una versatilità importante. Ovviamente con la sua freschezza ed energia il pubblico non ci mette molto a simpatizzare, e lei risponde donando grande emotività al personaggio. Ma la scena è indubbiamente rubata dalle due co-protagoniste, quelle Viola Davis e Octavia Spencer più vicine che mai all’Oscar. Le due sono il cuore della storia e il motore delle azioni: se la Davis è una potenza d’intensità e sofferenza interiorizzata, deflagrante col suo sguardo perennemente triste, la Spencer tocca le medesime corde emotive con i momenti più divertenti e una espressività clamorosa. Ma la galleria di grandi personaggi e grandi attrici non finisce qui: Bryce Dallas Howard è il perfetto contraltare della storia, sfido chiunque a non voler entrare nello schermo per prenderla a schiaffi; Jessica Chastain regala una grande prova ricca di grazia e ingenuità, evitando sempre di cadere nel clichè che il ruolo potrebbe riservare ad una attrice meno talentuosa; Allison Janney con la sua grande esperienza, pur avendo poche scene, rimane facilmente impressa nella mente e soprattutto nei cuori di tutti.
Oltre queste fantastiche interpretazioni, non tutto nel resto del film va per il verso giusto. Il messaggio che si vuole comunicare è ovviamente fortissimo, capace di arrivare a tutti e generare reazioni importanti, ma la sceneggiatura si limita solo a voler lasciare quel messaggio, non affondando con più cattiveria, non esplorando le tematiche sociali del momento storico, non approfondendo i personaggi negativi della vicenda. Ci sono i buoni e i cattivi in una divisione netta, molti personaggi sono stereotipati, a partire da quello di Bryce Dallash Howard, una figura monodimensionale che viene dipinta semplicemente come ignorante e snob. Per fare un esempio, tutti i bianchi fumano, i neri no: davvero è un particolare che può far la differenza? Probabilmente si per lo sceneggiatore e regista Tate Taylor, al primo film importante della carriera tanto da poter essere definito una specie di esordio, e possiamo dire senza mezzi termini che si vede: la sua regia è scolastica, accompagna le scene invece di risultare incisivo, la messa in scena è tutta negli splendidi costumi e nelle azzeccate scenografie più che nelle inquadrature.
The Help è indubbiamente un’opera che regala una delle più grandi interpretazioni collettive degli ultimi anni, un film che diverte e commuove qualsiasi tipo di spettatore e inspira le persone in maniera positiva. Ma in certe situazioni, con determinati argomenti, è preferibile scuotere e svegliare le coscienze piuttosto che limitarsi alla lacrima o al sorriso.


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