The Lone Ranger di Gore Verbinski, con Johnny Depp, Armie Hammer, Tom Wilkinson, William Fichtner, Ruth Wilson, Helena Bonham Carter, James Badge Dale USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Dieci anni fa esatti, un team di nomi noti portò nelle sale I Pirati dei Caraibi, l’inizio di una saga che ha incassato non milioni, ma miliardi di dollari in tutto il mondo e ha generato un personaggio largamente iconico come quello di Jack Sparrow. Dieci anni dopo lo stesso team ci riprova, spostando il setting dai pirati del mare ai cowboy del vecchio west. La missione ora pare paradossalmente più facile, perchè il pubblico è ormai abituato a questi blockbuster e sa cosa aspettarsi. A volte è proprio la creazione di queste aspettative (per quanto relative, nessuno ovviamente si attende il capolavoro immortale) a giocare un brutto scherzo, ma stavolta le aspettative centrano fino ad un certo punto, il film non decolla non certo per la percezione del pubblico.
Produttore: Jerry Bruckheimer. Regista: Gore Verbinski. Sceneggiatori: Ted Elliot e Terry Rossio. Attore: Johnny Depp. Tutti presenti, tutti hanno risposto all’appello per riprovarci. Quindi, chi più chi meno, tutti colpevoli. Di cosa poi? The Lone Ranger non è nemmeno un pessimo film, infatti si lascia guardare, diverte e regge la lunga durata. Ma non è il film che poteva essere, e in più di qualche passaggio lascia interdetti gli spettatori. Semplicemente l’intero team creativo ha sbagliato l’approccio, con una costante indecisione sul tono da seguire che finisce per penalizzare l’intero film. Eppure, a differenza della prima esperienza del 2003, ora c’erano delle basi di partenza ben più solide, vale a dire una storia ed una galleria di personaggi resa celebre e popolare dalla serie tv Il Ranger Solitario degli anni ’50. Forse è stato proprio questo il primo problema: riappropriarsi un personaggio e farlo proprio, più che modernizzarlo per presentarlo alle nuove generazioni, semplicemente ricrearlo per i proprio scopi.
The Lone Ranger diventa quindi un film ibrido, in perenne equilibrio tra l’azione e la commedia senza che i due genere si fondano mai, cosa che dovrebbe essere alla base di un ottimo prodotto di intrattenimento. The Lone Ranger poteva essere un grande film d’avventura spiritoso e coinvolgente, non a caso tutte le parti migliori e più efficaci sono proprio quelle in cui l’azione è lasciata a briglia sciolta e lo spettacolo può dilagare sullo schermo, ma viene continuamente frenato dall’indecisione di partenza. Vuole essere un film anche per bambini? Benissimo, ma allora il sangue e la scena in cui uno dei cattivi mangia letteralmente il cuore di uno dei personaggi sono fuori luogo. Vuole essere allora un film per adulti? Ok, ma allora determinati momenti non comici, ma ridicoli, come un cavallo che rutta, sono davvero deleteri. Può essere un film per bambini e adulti, ma non riesce mai ad esserlo con equilibrio. Il film non sa mai come districarsi, e quando va troppo in là torna indietro, ricordandosi sempre di avere il marchio Disney da rispettare. Ovviamente nessuno pretende un film serio e serioso, perchè con una trama simile e non si può pretendere la serietà. Ma non si deve essere per forza seri, si può raccontare una grande storia d’avventura molto spettacolare con tanta ironia e divertimento, senza per forza diventare ridicoli o ancora peggio infantili. Insomma, gli stessi che hanno realizzato l’ottimo primo film della saga I Pirati dei Caraibi del 2003 sembrano ora essersi completamente dimenticati “come si fa”.
Eppure la messa in scena di Verbinski è ottima e perfettamente al servizio della spettacolarità, dopotutto già conRango il regista aveva dimostrato un grandissimo amore per il western, ed infatti in questo film sono inseriti tutti i classici topoi del genere, dal treno ai bordelli, dalla grande frontiera alle piccole cittadine, dalla corsa all’oro o argento agli indiani, dai banditi ai ranger. Sono la storia e la visione d’insieme a mancare, a partire dai personaggi appena accennati, cosa ancora più grave considerando che il film è praticamente un buddy movie: Johnny Depp come sempre gigioneggia, ma incredibilmente meno del solito, è meno irritante e per una volta anche più profondo, mentre il protagonista è davvero abbozzato, e se Armie Hammer se la cava le poche volte che il ranger diventa serio, è davvero terribile nelle scene comiche, con un overacting ridicolo dai toni cartooneschi. E cosa dire della scelta di far narrare l’intero film a un bambino da parte di Tonto? Non se ne vede il motivo. Se fosse stato l’incipit nessun problema, ma la scena torna troppe volte, sempre in modo inutile e finisce colo per spezzare il ritmo della narrazione. Inoltre, non c’è un vero motivo per tale scelta, nulla la rende interessante o rilevante, non ci viene mai spiegato perchè l’indiano si trovi lì: se togliamo tutte quelle sequenze dal film non cambia nulla, anzi forse ne gioverebbe addirittura il prodotto finale.
The Lone Ranger è a tutti gli effetti un film discontinuo e squilibrato, il momento finale è emblematico: il ranger è pronto a partire col suo cavallo in modo epico, e Tonto lo ferma urlandogli di non farlo mai più. Un momento d’eroismo bloccato per ottenere una risata del tutto inutile.


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