BASTARDI
PER LA GLORIA

  • Inutile nasconderci dietro qualcosa, Joy è un film che arriva carico di aspettative. La seconda parte della carriera di David O. Russell, quella in cui il regista un tempo famoso per litigi e scazzottate sul set è diventato un autore modello apprezzato da attori e premi, è stata talmente tanto acclamata che il salto di qualità è diventato quasi una necessità.

    Spiace quindi dire che Joy, purtroppo, non solo non rappresenta il salto di qualità, ma anzi è addirittura un piccolo passo indietro.  (altro…)

  • Messe finalmente alle spalle le saghe di Hunger Games e X-Men (anche se quest’ultima fatica uscirà nei cinema quest’anno), Jennifer Lawrence sta finalmente riportando il proprio talento al servizio di film originali. E tra i tanti progetti futuri che la riguardano – sta finendo di girare Passangers e ha in programma una collaborazione con Spielberg – ora si fa strada un nuovo biopic, ovvero quello dedicato a Marita Lorenz, una delle amanti di Fidel Castro, dal titolo provvisorio Marita.  (altro…)

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    Puntata ricchissima: i risultati dei PGA Awards, la polemica di #OscarSoWhite e le conseguenti riforme a tempo di record dell’Academy, i film più gettonati in arrivati dal Sundance Festival, pronostici e analisi degli imminenti SAG e DGA.

    Di tutto questo e altro parliamo nel 11° appuntamento del nostro Oscar Talk. Il sottoscritto Emanuele D’Aniello e Simone Fabriziani di AwardsToday, che come sempre ringrazio sentitamente, vi tengono compagnia fino a fine febbraio per parlare solo ed esclusivamente della stagione dei premi, una prima assoluta nel web italiano.   (altro…)

  • Il grande incubo di Woody Allen, ovvero il suo debutto nella serialità tv americana, si sta concretizzando.

    Molti ricorderanno infatti che lo scorso anno Allen ha firmato con Amazon un accordo per scrivere e dirigere una miniserie, la sua prima assoluta, su cui ha assoluta carta bianca. Dichiarazioni esilaranti di Allen a parte, nelle quali si dichiara come sempre pentito di ciò che ha fatto, c’è grossa attesa per la serie, e ora arrivano le prime notizie ufficiali: la serie, ancora senza titolo, sarà composta da 6 episodi di mezz’ora ciascuno, sarà ambientata negli anni ’60 ed i primi nomi del cast sono Allen stesso, la leggendaria Elaine May e a sorpresa Miley Cyrus. (altro…)

  • Sinceramente non ricordo se due anni fa Blue Ruin sia distribuito nelle sale italiane, ma non credo e ovviamente è un grosso peccato. Piccolo film indipendente del tipo “revenge movie”, è uno dei migliori film di genere degli ultimi tempi e ci ha fatto conoscere il regista Jeremy Saulnier lì all’esordio.

    Ora Saulnier è tornato ancora con un film a basso budget, ancora con un film di genere, in cui mischia violenza e neo-nazi al volto di Patrick Stewart. Già questo basta per farlo intercettare dai radar del mio interesse: il film in questione si chiama Green Room, e questo è trailer.  (altro…)

  • Money Monster

    Causa la stagione dei premi non ci siamo e non possiamo ancora metterci alle spalle la passata annata cinematografica, ma è anche il momento di iniziare a pensare ai film del nuovo anno, e tra i più interessanti c’è sicuramente Money Monster.

    Il film è diretto da un nome grosso come Jodie Foster, e protagonisti sono l’emergente Jack O’Connell, Julia Roberts e George Clooney (mica male insomma) per una nuova satira sul mondo della tv, quasi un crossover tra Quinto Potere e Re per una Notte: la trama infatti vede un uomo armato sequestrare un famoso venditore televisivo, tutto in diretta tv.

    Nei nostri cinema arriverà il 12 maggio, e dopo il break trovate il trailer originale e italiano:  (altro…)

  • Nella pressante richiesta di maggior diversità a Hollwyood, la prima a piazzare un bellissimo colpo è stata la Marvel, gli va dato atto. Dopo tante speculazioni, è stato finalmente confermato che sarà Ryan Coogler a dirigere Black Panther, il nuovo film sul popolare eroe – il primo di colore nel panorama attuale – che arriverà nei cinema nel febbraio 2018 interpretato da Chadwick Boseman (ma il personaggio lo vedremo esordire quest’anno con un ruolo secondario in Captain America: Civil War) (altro…)

  • Abbiamo la sorpresa, ma soprattutto abbiamo il nuovo grande favorito per l’Oscar: signori e signore, ecco La Grande Scommessa.

    Il film di Adam McCay ha vinto il Producers Guild Award 2016, il premio più importante dopo l’Oscar e per capire l’Oscar. Uaa sorpresa considerando che fino a novembre il film nemmeno doveva uscire in tempo per qualificarsi, ma la Paramount ha capito di aver qualcosa di interessante tra le mani e lo ha lanciato nella mischia. Ora La Grande Scommessa potrebbe fare lo stesso percorso di Birdman: lasciò tutti i premi della critic per strada (lo scorso anno Boyhood, quest’anno Spotlight) perse il Golden Globe per la commedia (lo scorso Birdman perse a favore di Grand Budapest Hotel, quest’anno ha vinto The Martian), e poi iniziare ad accumulare i premi pesanti dell’industria.

    Ricordiamo che il PGA è fondamentale perché i suoi giurati fanno tutti parte dell’Academy e votano anche per gli Oscar, ed inoltre sono l’unico premio ad usare il cosiddetto preferential system, ovvero lo stesso identico metodo di votazioni  degli Oscar: nella loro storia hanno predetto 19 vincitore degli Oscar su 26, ed in particolare tutti gli ultimi otto anni.

    Nel dettaglio le nominations, i vari vincitori: (altro…)

  • Academy

    That was fast, per dirla all’americana.

    Non sono passati nemmeno 10 giorni dalle Oscar nominations, ma le polemiche per l’assenza di nominati di colore per il secondo anno consecutivo è stata talmente forte e diffusa che l’Academy ha dovuto correre ai ripari praticamente a tempo di record.

    Fortunatamente l’Academy, pur sotto immensa pressione, è riuscita a non ricorrere a misure esagerate, che magari avrebbero creato altri problemi di segno opposto, ma ha annunciato opportune modifiche che, personalmente, ritengono non solo giustissime, ma anche necessarie da tempo. (altro…)

  • Esistono pochi, pochissimi film in cui il peso e lo stile dello sceneggiatore è più prorompente di quella del regista. Ecco, Steve Jobs è uno di questi pochi esempi. Danny Boyle è un grande regista, non lo scopriamo ora e non lo devo dire certo dire io, ma qui la sua voce è totalmente sommessa rispetto alla sceneggiatura di Aaron Sorkin, uno che al massimo collabora col regista, ma non diventa mai il numero 2 nella coppia. Sia chiaro, tutto ciò in questo caso specifico non è un male, non è un difetto, Steve Jobs è davvero un grandissimo film, ma è soprattutto un film di Sorkin più di Boyle, e va sottolineato per i meriti di un copione fenomenale.   (altro…)