BASTARDI
PER LA GLORIA

  • Cosa c’è di meglio di un film Pixar? La risposta è semplicissima: due film Pixar!

    E così infatti, dopo l’assenza dai cinema dello scorso anno, in questo 2015 la Pixar torna in grandissimo stile proponendo per la prima volta due film in un anno. Se le prime recensioni di Inside Out hanno già fatto salire la nostra attesa a livelli astronomici, l’arrivo ora del teaser trailer, per quanto brevissimo, di The Good Dinosaur ci crea buona curiosità. Insomma, nonostante i tanti problemi di lavorazione per questo secondo film – che infatti doveva uscire lo scorso anno e poi è stato posticipato, creando il buco nel calendario 2014 – siamo sempre fiduciosi quando si tratta di casa Pixar. (altro…)

  • Da una storia vera…ad un’altra, ma c’è da dirlo, molto meno controversa. Dopo il trionfo inatteso di American Sniper, che nel box office è stato il più alto incasso del 2014 con ben 350 milioni di dollari nel cassetto, la Warner Bros ha chiamato il fidato Clint Eastwood per tradurre sul grande schermo un’altra grande storia americana recente, ovvero quella del capitano Chesley “Sully” Sullenberger (e per il regista è il quarto film biografico consecutivo, addirittura il quinto degli ultimi sei film). (altro…)

  • Ho amato, davvero tanto, il film Adventureland, in cui uno dei maggiori punti di forza era la chimica tra Jesse Eisenberg e Kristen Stewart (che finalmente sta tornando a mostrare il proprio talento in ottimi progetti indipendenti). I due finalmente tornano a recitare insieme – e lo faranno pure una terza volta nel prossimo film di Woody Allen – in American Ultra, commedia scritta da Max Landis e diretta Nima Nourizadeh (Project X). Insomma nomi di cui fidarsi.

    E’ arrivato il trailer di questa stoner comedy, sottogenere in cui i protagonisti sono, diciamo, abbastanza “strafatti”, e promette molto divertimento.  (altro…)

  • In tutta onestà, è un bene che ci siano film come Tomorrowland, anche quando il prodotto finale è piuttosto deludente, come in questo caso appunto. Ad un film simile non si può voler male, anzi, si può solo provare forte dispiacere davanti ad un risultato così poco riuscito. Nell’era contemporanea di blockbuster, che ormai non vi sto più nemmeno a descrivere per non risultare pedante, è fantastico che ci sia un film così, completamente originale, realizzato da uomini totalmente creativi, che parli solo e soltanto di ottimismo. Nella nostra epoca cinica, in cui solo a leggere una qualsiasi bacheca commenti di un qualsiasi sito internet cadono le braccia, è fantastico che possa trovare spazio un grosso prodotto d’intrattenimento ad alto budget dedicato esclusivamente a veicolare un messaggio positivo, col sogno e l’utopia, senza alcuna paura di esserlo, di svegliare le personalità più creative per migliorare l’umanità.

    E’ fuor di dubbio che, se Tomorrowland fosse stato anche un buon film, il messaggio sarebbe arrivato in maniera più forte. (altro…)

  • Per anni, Jason Reitman è stato il regista del futuro, il talento emergente che non poteva sbagliare un film e sembrava avere in mano le chiavi del successo. I suoi primi tre film sono Thank You for Smoking, Juno, Tra le Nuvole, tre successi di fila, tre dramedy ai vertici del difficilissimo genere, ben 4 nominations all’Oscar per dopo soli tre film ad appena 33 anni.

    Poi, cosa è successo? Non sappiamo se una particola congiunzione astrale l’abbia voluto riportare con i piedi a terra (e lui ci ha messo del suo, passando al puro dramma pesante che evidentemente non è nelle sue corde) ma i suoi film seguenti sono stati massacrati dalla critica: Un Giorno come Tanti è passato piuttosto sotto silenzio nonostante il cast, ma la vera mazzata è stata con Men, Women & Children dello scorso autunno, che non appena 700.000 dollari incassati, avete letto bene, è stato tolto dai cinema dopo sole due settimane, e in Italia è arrivato direttamente in dvd e sulla pay tv.

    Come provare quindi a risalire la china e tornare allo smalto degli inizi? Semplicemente, affidandosi ad un genere difficilmente affondabile: l’animazione.  (altro…)

  • Joe Wright è uno dei miei registi preferiti, indubbiamente uno dei più preparati tecnicamente in circolazione, ha delle intuizioni visive e formali davvero da applausi in ogni film (molti vi citeranno il piano sequenza di Espiazione, ma io direi anche l’intera concezione tecnica di Anna Karenina).

    Quando è stato il suo ingaggio per Pan, ed i primi trailer del film hanno confermato i miei timori, mi sono un po’ cadute le braccia, temendo l’approdo al blockbuster e la perdita della regia vera tra mille effetti speciali. Nella speranza che sia solo una parentesi, Wright infatti ha puntati gli occhi su un prossimo progetto molto più contenuto nelle dimensioni. (altro…)

  • David Foster Wallace è una delle personalità della letteratura contemporanea, e non solo di quella, più famose e influenti di sempre. Per il suo stile, per la sua prosa, per ciò di cui parlava, e anche per il triste suicidio, Wallace è entrato prestissimo nel mito, e per tutto questo è forse l’unisco scrittore di “adesso” ad essere avvicinato ai nomi più altisonanti di sempre.

    Pur con tante difficoltà, perchè ingabbiare il pensiero e soprattutto la personalità di Wallace in un film è difficilissimo, ora il cinema si interessa alla sua figura, e lo fa col biopic The End of the Tour che racconta la famosa intervista di 5 giorni da parte del giornalista David Lipsky, della rivista Rolling Stones, a Wallace al termine del tour promozionale del suo capolavoro “Infinite Jest” – buona fortuna a chi vuole iniziarlo, ne ha bisogno – nel 1996. (altro…)

  • Ammettiamolo, girare un film sugli scacchi non solo è difficile, ma forse è impossibile. Una partita di scacchi non è proprio una qualcosa di molto cinematografico, davvero infilmabile. Eppure film e anche documentari sugli scacchi esistono, e alla fine tutti vanno a convergere su un’unica figura comune: Bobby Fischer.  (altro…)

  • youth

    Paolo Sorrentino, prima ancora di essere un grande regista, è un autore molto furbo. E sia chiaro, furbo è inteso come un complimento, non con quella accezione spesso e purtroppo negativa che noi italiani diamo immotivatamente a questo aggettivo. Perchè Sorrentino sa già cosa pensa il pubblico e soprattutto il suo pubblico, sa già cosa si aspetta e sa come trattarli. Lui giustamente afferma che il cinema deve creare problematiche e non dare risposte, e ciò va benissimo fintanto che le risposte le ha lui stesso.

    Questo gioco c’era già in La Grande Bellezza: se ti piace, tutto ok, se non ti piace, allora finisci per essere etichettato come i personaggi negativi del film, e quindi non hai scampo. La Giovinezza adesso propone un po’ il medesimo schema: lo possiamo superficialmente leggere come un film minore, senza impennate o chissà quale profondo discorso, ma al tempo stesso per tutto il film Sorrentino ci dice e ricorda, come se sapesse già la nostra obiezione, come se volesse mettere le mani avanti, l’importanza della leggerezza e la forza delle cose semplici e leggere. E come si può dargli torto?

    Insomma, ancora prima che il film finisca, Sorrentino ci ha già incartato pure questa esperienza cinematografica. (altro…)

  • alicia-vikander-Tra le piccole e nascoste gioie di un cinefilo, c’è quella di poter dire “quell’attore l’ho scoperto io!”. Che poi ovviamente non è vero, ma accade spesso quando si vede un attore/attrice in un piccolo film, poi ha successo e tutti iniziano a conoscerne il nome.

    Il fatto in questione è dovuto alla donna del momento per il cinema, ovvero Alicia Vikander. Questa bravissima attrice svedese, classe 1988, l’ho vista per la prima volta a fine 2012 prima in un piccolo ruolo in Anna Karenina, e poi come protagonista nel notevole film danese Royal Affair, poi candidato all’Oscar come film straniero. Il talento della Vikander, già fluente in inglese, mi colpì subito, e naturalmente non fui il solo. Di lei si accorsero soprattutto gli agenti di Hollywood, e questo ci porta ai giorni nostri, e nel giro di due anni e mezzo questa attrice svedese è praticamente ovunque.  (altro…)