BASTARDI
PER LA GLORIA

  • Joe Wright è uno dei miei registi preferiti, indubbiamente uno dei più preparati tecnicamente in circolazione, ha delle intuizioni visive e formali davvero da applausi in ogni film (molti vi citeranno il piano sequenza di Espiazione, ma io direi anche l’intera concezione tecnica di Anna Karenina).

    Quando è stato il suo ingaggio per Pan, ed i primi trailer del film hanno confermato i miei timori, mi sono un po’ cadute le braccia, temendo l’approdo al blockbuster e la perdita della regia vera tra mille effetti speciali. Nella speranza che sia solo una parentesi, Wright infatti ha puntati gli occhi su un prossimo progetto molto più contenuto nelle dimensioni. (altro…)

  • David Foster Wallace è una delle personalità della letteratura contemporanea, e non solo di quella, più famose e influenti di sempre. Per il suo stile, per la sua prosa, per ciò di cui parlava, e anche per il triste suicidio, Wallace è entrato prestissimo nel mito, e per tutto questo è forse l’unisco scrittore di “adesso” ad essere avvicinato ai nomi più altisonanti di sempre.

    Pur con tante difficoltà, perchè ingabbiare il pensiero e soprattutto la personalità di Wallace in un film è difficilissimo, ora il cinema si interessa alla sua figura, e lo fa col biopic The End of the Tour che racconta la famosa intervista di 5 giorni da parte del giornalista David Lipsky, della rivista Rolling Stones, a Wallace al termine del tour promozionale del suo capolavoro “Infinite Jest” – buona fortuna a chi vuole iniziarlo, ne ha bisogno – nel 1996. (altro…)

  • Ammettiamolo, girare un film sugli scacchi non solo è difficile, ma forse è impossibile. Una partita di scacchi non è proprio una qualcosa di molto cinematografico, davvero infilmabile. Eppure film e anche documentari sugli scacchi esistono, e alla fine tutti vanno a convergere su un’unica figura comune: Bobby Fischer.  (altro…)

  • youth

    Paolo Sorrentino, prima ancora di essere un grande regista, è un autore molto furbo. E sia chiaro, furbo è inteso come un complimento, non con quella accezione spesso e purtroppo negativa che noi italiani diamo immotivatamente a questo aggettivo. Perchè Sorrentino sa già cosa pensa il pubblico e soprattutto il suo pubblico, sa già cosa si aspetta e sa come trattarli. Lui giustamente afferma che il cinema deve creare problematiche e non dare risposte, e ciò va benissimo fintanto che le risposte le ha lui stesso.

    Questo gioco c’era già in La Grande Bellezza: se ti piace, tutto ok, se non ti piace, allora finisci per essere etichettato come i personaggi negativi del film, e quindi non hai scampo. La Giovinezza adesso propone un po’ il medesimo schema: lo possiamo superficialmente leggere come un film minore, senza impennate o chissà quale profondo discorso, ma al tempo stesso per tutto il film Sorrentino ci dice e ricorda, come se sapesse già la nostra obiezione, come se volesse mettere le mani avanti, l’importanza della leggerezza e la forza delle cose semplici e leggere. E come si può dargli torto?

    Insomma, ancora prima che il film finisca, Sorrentino ci ha già incartato pure questa esperienza cinematografica. (altro…)

  • alicia-vikander-Tra le piccole e nascoste gioie di un cinefilo, c’è quella di poter dire “quell’attore l’ho scoperto io!”. Che poi ovviamente non è vero, ma accade spesso quando si vede un attore/attrice in un piccolo film, poi ha successo e tutti iniziano a conoscerne il nome.

    Il fatto in questione è dovuto alla donna del momento per il cinema, ovvero Alicia Vikander. Questa bravissima attrice svedese, classe 1988, l’ho vista per la prima volta a fine 2012 prima in un piccolo ruolo in Anna Karenina, e poi come protagonista nel notevole film danese Royal Affair, poi candidato all’Oscar come film straniero. Il talento della Vikander, già fluente in inglese, mi colpì subito, e naturalmente non fui il solo. Di lei si accorsero soprattutto gli agenti di Hollywood, e questo ci porta ai giorni nostri, e nel giro di due anni e mezzo questa attrice svedese è praticamente ovunque.  (altro…)

  • C’è quel luogo comune per cui, alla fine di un film “artistico” che non è piaciuto, qualcuno per sbeffeggiare la pellicola o gli spettatori snob dice, senza sapere di cosa parla, “però, bella la fotografia!“. Ecco, la fotografia conta davvero, soprattutto per chi sa di cosa parla, e per a noi cinefili fanno impazzire anche le notizie inerenti i direttori della fotografia.

    E questa è grossa: Roger Deakins, il miglior direttore della fotografia in attività, sistemerà le luci per il sequel di Blade Runner, continuando così la collaborazione, per il terzo film consecutivo, col regista Denis Villeneuve.  (altro…)

  • La prima cosa detta da Joel Coen nella conferenza stampa post-cerimonia è inequivocabile, quasi a volersi parare da qualsiasi, inevitabile, polemica: “la nostra è una giuria di artisti e non di critici“. Nel mondo del cinema, specie quando si parla di premi, c’è sempre e ci sarà sempre questa netta scollatura di giudizi tra stampa e addetti ai lavori, una sconnessione che fa discutere costantemente.

    Dopotutto non vi ho racconto bugie se in due articoli ho riportato i giudizi della stampa entusiasti su determinati film, freddi su altri film, deludenti sulla selezione francese, e poi a festival chiuso ci troviamo con ben tre film francesi a premio tra cui addirittura la Palma d’Oro, una delle decisioni più sorprendenti degli ultimi anni. E se alla proclamazione del vincitore, dalla sala stampa sono arrivati fischi e cori di disapprovazione, qualcosa vorrà pur dire. (altro…)

  • E’ volata, pure per chi come me non era lì presente, ma anche questa edizione del Festival di Cannes è terminata. Quella che sulla carta sembrava una programmazione da urlo, alla fine, a leggere i giudizi della stampa, si è rivelata piuttosto deludente, non priva di grandi film ma forse troppo piena di film mediocri, con i due titoli meglio recensiti e più apprezzati – vale a dire Inside Out e Mad Max: Fury Road – presentati fuori dal concorso ufficiale. (altro…)

  • Negli ultimi due anni la favola di un giorno del piccolo Miles Scott ha fatto il giro del mondo, raccontata dai media di ogni paese e diventata un simbolo di speranza. La sua storia è ovviamente tristissima ma anche bella: Miles Scott è un bambino di 5 anni che soffre di una rara forma di una leucemia, e un giorno, grazie alla associazione Make A Wish Fondation – che opera anche in Italia, e permette ai bambini malati di realizzare un loro sogno – ha chiesto di esprimere un desiderio, ovvero incontrare Batman, il suo idolo. I familiari e l’associazione non solo hanno risposto, ma hanno trasformato il desiderio in qualcosa di virale, coinvolgendo tramite il web e le tv migliaia di persone, incluso il municipio di San Francisco, che per un giorno è stata trasformata in Gotham City: l’intera città, il 15 novembre 2013, ha partecipato a questa sfida, regalando al piccolo e sfortunato Miles qualcosa che non dimenticherà mai. (altro…)

  • Gli americani hanno un detto molto acuto: “il Diavolo è nei dettagli”. Dettagli, perché a volte basta una parola, anche solo manifestare un’intenzione, e un film viene giudicato ancora prima di essere visto. Matteo Garrone stesso ha detto che Il Racconto dei Racconti è un film per il pubblico, un’intenzione sulla carta giustissima essendo basato su tre fiabe tratte dalla raccolta omonimo di Giambattista Basile del ‘600, dopotutto all’epoca le fiabe avevano proprio la funzione di intrattenere il popolo.

    Ma duole dirlo, Il Racconto dei Racconti è tutto meno che un film per il pubblico, medio o alto che sia, e al tempo stesso non ha nemmeno un vero significato per soddisfare altre aspettative. Dettagli e intenzioni appunto, elementi che talvolta sono importanti quasi quanto il talento di un regista. (altro…)