
di Zeno Cavalla
Vorrei abbozzare alcuni criteri che spieghino come ho stilato questa classifica. O meglio, giustificare perché alcuni casi noti e clamorosi non vi sono inclusi. Innanzitutto ci sono alcuni film i cui titoli davvero non c’entrano nulla con gli originali, tanto da farti porre qualche domanda sulla sanità mentale del traduttore, ma che almeno si rivelano interessanti e azzeccati. A volte sono addirittura meglio degli originali. Cito ad esempio, in ordine sparso e solo con riferimento a film di un certo livello: Era mio padre (“Road to perdition”), Radio America (A Prairie Home Companion), Il profumo del mosto selvatico (“A walk in clouds”), Cristo fra i muratori (“Give us this day”), Le ali della libertà (“The Shawshank Redemption”), Gioco di donna (“Head in the clouds”), I segreti della mente (“Chatroom”), Fratelli (“The Funeral”), Paradiso amaro (“The descendants”), I senza nome (“Le cercle rouge”) e Sogni e Delitti (“Cassandra’s Dream”: per la serie scegliamo un titolo che faccia più Woody Allen di quello scelto da Woody Allen). Fatevi voi stessi un’opinione, visto che molti, dissentendo da me, non riescono a rassegnarsi per come sono noti in Italia. Ho anche tendenzialmente espunto dalla classifica la maggior parte dei filmetti e commediole di poca o nessuna dignità, indipendentemente da come sono stati tradotti. Spesso il confronto con l’originale è divertente, ma non suscita molta indignazione visto che meno gente li vede e meglio è. Se un titolo osceno può aiutare a raggiungere questo scopo, inventate pure titoli osceni. Resta poi esclusa la categoria più numerosa, che non ha le carte in regola per entrare nella Top 100, ma che lascia allibiti: si tratta della quantità indescrivibile, incontenibile, allucinante, spropositata di film di media qualità, con titoli originali di media qualità e titoli tradotti di media qualità, ma che non hanno nulla a che vedere con gli originali, senza che questi fossero intraducibili o altro. Di questa vastissima categoria vorrei citare un solo esempio. “Incendiary” di Sharon Maguire. Il titolo in italiano? “Senza apparente motivo“. (altro…)