Il 1° ottobre è scaduta la deadline per “consegnare” i film che rappresenteranno diverse nazioni nella corsa all’Oscar al Miglior Film Straniero di cui, ricordiamo con orgoglio, l’Italia è detentore. E la lista consegnata dimostra come ormai, se ancora ce ne fosse bisogno, il cinema sia un’arte possibile e realizzabile da tutti in ogni latitudine del mondo: paese insospettabili hanno presentato un film, tra cui citiamo Nepal, Kyrgyzstan, Lussemburgo, e per la prima volta nella storia anche Malta, Cuba, Panama e Kosovo. Sono 83 i film presentati, record assoluto nella storia degli Oscar (il precedente primato era stato siglato proprio lo scorso anno con 76 titoli). (altro…)
BASTARDI
PER LA GLORIA
dove l’opinione è dogma
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di Emanuele D’Aniello
Ci risiamo, riparte la corsa all’Oscar. Sembra passato pochissimo tempo dalla celebrazione di 12 Anni Schiavo, ma l’ingranaggio infaticabile di Hollywood non si ferma mai, e il nostro sito per il 4° anno consecutivo vi fornisce una copertura completa, con orgoglio possiamo dire una tra le migliori nel web italiano, del periodo che ci conduce all’assegnazione il prossimo 22 febbraiodegli Academy Awards. Ricordiamo sempre doverosamente: Gli Oscar NON sono i premi più importanti nel mondo del cinema, ma indubbiamente sono i più prestigiosi, per la storia e la tradizione creata attorno a quelle statuette e per la grandissima capacità dell’industria cinematografica americana di pubblicizzarsi, vendersi e autocelebrarsi. Ponendosi come ultima data del calendario nella stagione dei premi, gli Oscar hanno indirettamente trasformato tutto quello c’è prima in una lunga attesa e ogni premio precedente in una tappa di avvicinamento. La strada verso gli Oscar è lunga, particolare, bizzarra, controversa, discutibile ma sempre affascinante. (altro…)
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di Emanuele D’Aniello
Tra le tante tecniche cinematografiche esistenti, una delle più difficili e belle da realizzare, e tra le più amate dai cinefili, è il piano sequenza, ovvero la ripresa ininterrotta di una scena senza stacchi di montaggio. Il piano sequenza può essere ovviamente statico – pensiamo a quelli usati da Michael Haneke o Steve McQueen – ma quello che noi più amiamo è la ripresa in movimento, dinamica e fluida, portata ad arte da nomi come Martin Scorsese, Alfonso Cuaron, Paul Thomas Anderson, Brian DePalma, Robert Altman, Joe Wright. A volte è una semplice sfida, altre volte un autentico esperimento, pensiamo a Nodo alla Gola di Alfred Hitchcock, girato con un montaggio quasi invisibile, e sopratutto a Arca Russa di Alexander Sokurov, un film intero di oltre 90 minuti girato con un piano sequenza, senza alcun stacco di montaggio (!).
Ora ci soffermiamo a parlare di questa tecnica grazie all’uscita nei cinema italiani di Birdman, il film Alejandro Inarritu realizzato come fosse un unico piano sequenza, ma in realtà girato ad arte con un montaggio invisibile. Il film ci ha portato alla mente la difficoltà e il fascino di tale ripresa, e questa è l’occasione per ricordare e celebrare alcuni tra i migliori piani sequenza della storia del cinema. (altro…)
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Unbroken di Angelina Jolie, con Jack O’Connell, Miyavi, Domnhall Gleeson, Garrett Hedlund USA 2014
di Emanuele D’Aniello
Qualcosa deve essere chiaramente andato storto. Avete presente quando comprate tutti gli ingredienti giusti, le misure sono perfette, il procedimento esattamente come deve essere fatto, e poi, magicamente, il risultato è comunque pessimo? Sicuramente questa sensazione la conosce ora benissimo Angelina Jolie, partita con le migliori intenzioni nella realizzazione di Unbroken, una storia indubbiamente molta ambiziosa per una regista appena al secondo film, e finita nel tritacarne della critica. Non possiamo nasconderci dietro qualcosa, Unbroken è davvero un film pessimo. (altro…)
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Still Alice di Richard Glatzer e Richard Westmoreland, con Julianne Moore, Alec Baldwin, Kristen Stewart, Kate Bosworth USA 2014
di Emanuele D’Aniello
E’ inutile negarlo, lo abbiamo detto tante volte: esistono film che, a prescindere da ciò che raccontano e dal valore artistico, si reggono essenzialmente sulle spalle del protagonista. Quando un film è totalmente incentrato su un personaggio, l’interpretazione dell’attore è fondamentale, la riuscita è decisiva per il successo del film. Detto ciò, se chiami Julianne Moore ad interpretare un ruolo già di per se struggente, sai di poter sbancare il jackpot. Che poi Still Alice sia anche un buon film è tutto di guadagnato. (altro…)
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Hungry Hearts di Saverio Costanzo, con Alba Rohrwacher, Adam Driver, Roberta Maxwell Italia 2015
di Emanuele D’Aniello
Tra i tanti nuovi autori italiani, i più celebrati in Italia e all’estero sono sicuramente Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Luca Guadagnino, ma probabilmente il regista italiano dalla sensibilità europea (e non solo) più forte e distintiva è Saverio Costanzo. Arrivato al terzo film, le sue opere non riflettono mai esclusivamente la realtà sociale e cinematografica italiana – anzi, in alcuni casi, come nel film di cui stiamo per parlare, praticamente per nulla – e le sue influenze sono chiaramente tutte straniere. Hungry Hearts, nella concezione nello sviluppo, è infatti un film che in Italia non sarebbe mai venuto in mente a nessuno se non a Saverio Costanzo. (altro…)
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La Teoria del Tutto (The Theory of Everything) di James Marsh, con Eddie Redmayne, Felicity Jones, Charlie Cox, David Thewlis. Gran Bretagna 2014
di Emanuele D’Aniello
Nei giorni scorsi, curiosamente, abbiamo avuto già modo di parlare del modo di realizzare il tipico biopic inglese, divenuto ormai quasi un genere a se stante. E’ successo in occasione del commento a The Imitation Game, evidenziando come quel film, senza abiurare le caratteristiche principali ed i più noti clichè, riuscisse comunque a rielaborarli, risultando originale pur rimanendo convenzionale. Ecco, la stessa cosa non possiamo dire di La Teoria del Tutto. Il film è un biopic standard in tutto e per tutto, nel mondo di trattare i personaggi, ovvero il meno negativo possibile, fino alla narrazione, raccontato in modo cronologico senza particolari guizzi. (altro…)
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The Imitation Game di Morten Tyldum, con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Chales Dance, Rory Kinnear Gran Bretagna 2014
di Emanuele D’Aniello
Alcuni film sembrano fatti con lo stampino, concepiti e realizzati in catena di montaggio. Prendete ad esempio le caratteristiche del classico biopic storico inglese, e provate a scrivere un copione. Ambientazione? Seconda Guerra Mondiale. Protagonista? Ovviamente maschio, bianco, importante per il corso della storia ma non famoso a tutti. Sviluppo narrativo? Personaggio con problemi personali da superare. Soluzione? Vittoria sui problemi fino ad ispirare lo spettatore. Forma? Confezione standard da miniserie tv inglese, impeccabile ma il meno scintillante possibile. Il vostro manuale di istruzioni è servito. Poi, fortunatamente, arrivano quei film che pur seguendo esattamente alla lettera quanto detto finora, lo fanno talmente bene, in modo talmente perfetto, con magari un paio di elementi che raggiungono l’eccellenza, da elevarsi al di sopra delle convenzioni. Lo avete capito già capito, The Imitation Game è uno di questi. (altro…)
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Big Eyes di Tim Burton, con Amy Adams, Christoph Waltz, Danny Huston, Krysten Ritter, Jason Schwartzman, Terence Stamp, Jon Polito USA 2014
di Emanuele D’Aniello
Due anni fa, nella nostra recensione di Dark Shadows, ci siamo accorti e abbiamo discusso il maggior problema dei recenti film di Tim Burton, ovvero il fatto che uno dei registi inizialmente più anticonvenzionali in circolazione si sia via via standardizzato, spento, fino a far diventare i propri tratti distintivi troppo riconoscibili, trasformandoli in un marchio. Nel corso del tempo Tim Burton si è trasformato a tutti gli effetti in un brand. Burton è anche un autore molto intelligente, e sicuramente sarà stato il primo ad accorgersi di questo problema, non a caso, Big Eyes tra le altre cose parla proprio di questo. (altro…)
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American Sniper di Clint Eastwood, con Bradley Cooper, Sienna Miller USA 2014
di Emanuele D’Aniello
Probabilmente non siamo stati gli unici ad accorgerci del fallimento di Jersey Boys, e lo stesso Clint Eastwood ha voluto tirare fuori un secondo film nello stesso anno per rimediare. Ritenta, sarai più fortunato, dice l’adagio. Ma se due indizi fanno una prova, dobbiamo iniziare a preoccuparci. American Sniper non è brutto film, ma un film fatto abbastanza male, scritto ancora peggio, su un soggetto assolutamente privo di valore cinematografico. (altro…)









