Before Midnight di Richard Linklater, con Julie Delpy, Ethan Hawke USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Quando nel 1995 uscì nei cinema Prima dell’Alba, nessuno poteva immaginare che un normale film romantico, per quanto ottimo e bellissimo, potesse avere un seguito a distanza di parecchi anni. E quando nel 2004 quel sequel arrivò con l’uscita di Prima del Tramonto, nessuno poteva immaginare che il film sarebbe diventato solo un capitolo all’interno di una trilogia. E ora che la trilogia è completa con Before Midnight, ancora si stenta a credere a quello realizzato, ovvero una autentica serie che nulla ha da invidiare ai grandi e più blasonati franchise cinematografici della storia. E ora, a differenza del passato, nessuno si stupisce che all’idea che, magari tra altri 9 anni, possa arrivare anche il quarto film della serie.
L’inconsapevolezza ha lasciato spazio all’idea, e ora possiamo dire che Richard Linklater, Julie Delpy e Ethan Hawke, che hanno collaborato a scrivere gli ultimi due film, hanno creato forse la migliore esplorazione mai vista al cinema delle relazioni umane attraverso il passaggio del tempo. Non che molti grandi autori non ci avessero già provato: ricordiamo Claude Lelouch con Un Uomo, Una Donna Oggi a venti anni di distanza dal primo film sulla coppia interpretata da Jean-Louis Trintignant e Anouk Aimee, o addirittura Ingmar Bergman col suoSarabanda, seguito di Scene da un Matrimonio. Ma nessuno aveva mai osato raggiungere il terzo capitolo, anche perchè nei casi citati il sequel non è mai stato all’altezza del primo film. Qui invece Linklater non solo firma finora il miglior film della serie, e uno dei suoi migliori film in carriera, ma illumina uno spaccato di vita di coppia così comune, umano e reale. Ed il trionfo è ancora più grande perchè raggiunto ribaltando tutti i punti fermi fin qui stabiliti dalla serie: stavolta non c’è alcun senso di urgenza verso la fine, come i due che devono prendere il treno all’alba nel primo film, o Jesse che deve prendere l’aereo al tramonto nel secondo film; i due protagonisti non sono soli per tutta la durata del film, ma anzi nella prima parte ci sono altri personaggi che comunicano le proprie idee e sentimenti; inoltre, se nel primo film film Jesse e Celine si incontrano solo quel giorno e si imparano a conoscere, e nel secondo film si rivedono dopo 9 anni senza essersi mai rivisti prima, ora invece i due sono insieme appunto dal secondo film, non si devono più scoprire o riscoprire, e siamo noi spettatori a dover capire cosa hanno fatto insieme in tutto questo tempo.
Alcune caratteristiche ovviamente rimangono imperanti, cioè la verbosità dilagante dei dialoghi e la regia fatta di lunghissime riprese fisse, che aiutano molto una recitazione naturale. Soprattutto, quello che non cambia è la forza dei personaggi Jesse e Celine, che sembrano davvero due persone normali che potremo incontrare girando qualsiasi angolo di qualsiasi strada. Lo vediamo nella prima parte del film, quando appunto per la prima volta nel corso dei tre lungometraggi i due protagonisti interagiscono con altri personaggi, amalgamando conversazione semplici ad altre più esistenziali, quasi filosofiche (qualcuno potrebbe obiettare con tutte le persone fanno questi discorsi, ma naturalmente bisogna considerare i background dei personaggi). Ma è nella seconda parte che il film esplode, quando Jesse e Celine sono finalmente soli, possiamo ritrovarli parlare nelle loro classiche lunghe camminate, e poi tutti i problemi e le difficoltà deflagrano in una stanza d’albergo, una scena lunga 20 minuti che lascia incollato allo schermo. E’ in questa scena che capiamo tutto, che Jesse e Celine sono sempre gli stessi ma è la vita, le esperienze, il quotidiano ad aver cambiato il loro approccio alla relazione. Non c’è più l’effusione romantica tipica dell’amore a prima vista della gioventù del primo film, non ci sono più i problemi e i rimpianti che si affrontano con ottimismo tipico dei 30 anni del secondo film, ora i due non devono più conoscersi, ma imparare a resistere e mantenere una relazione. Jesse e Celine adesso hanno 40 anni, due figlie, il primo figlio di lui che vive oltre l’oceano, e l’equilibrio precario tra la vita e la carriera. I due sono maturati, e ora il bisogno di praticità ha sostituito il bisogno d’amore. Problemi comuni, universali, per questo potentissimi.
Before Midnight è un film sicuramente più maturo e addirittura cupo rispetto agli altri due, e pur lasciando aperta la porta ad un futuro sempre speranzoso, segna un deciso ricalcolo di prospettive. E’ indubbiamente più intenso grazie alle performance straordinarie di Hawke e della Delpy, che ormai hanno una chimica fuori dal comune, abitano realmente i propri personaggi e recitano con una spontaneità maestosa. Sono loro due a rendere Jesse e Celine così profondamente umani, senza un buon e un cattivo, ma empatici per tutti gli spettatori. Attraverso loro due la narrazione prosegue fluida, perfetta, facendoci capire che l’evoluzione e l’esplorazione non lascia scampo, non si può tornare indietro all’infatuazione e spensieratezza del primo film. E noi anzi, speranzosi, guardiamo al futuro, ad un eventuale quarto film magari tra 9 anni, per vedere Jesse e Celine a che punto saranno nella loro vita, e per capire a che punto saremo noi nella nostra vita.



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