Chef: la ricetta perfetta di Jon Favreu, con Jon Favreu, Sofia Vergara, John Leguizamo, Bobby Cannavale, Scarlett Johansson, Dustin Hoffman, Oliver Platt, Robert Downey Jr, Emjay Anthony USA 2014
di Emanuele D’Aniello
L’anima autoriale e la passione artistica di Jon Favreu sono completamente racchiuse in questo film, che non è il progetto in grande scala che ti aspetti con tali premesse, ma invece una deliziosa e divertente commedia culinaria. Chef: la ricetta perfetta rappresenta al meglio il grido di ribellione di Favreu contro gli studios, contro la critica e contro il mondo moderno che veicola qualsiasi cosa, soprattutto le cose negative, troppo velocemente e in modo troppo impersonale.
Jon Favreu dopotutto è un autore completo, che spazia dalla produzione alla regia, dalla sceneggiatura alla recitazione (e qui infatti copre i quattro ruoli) che sul finire degli anni ’90 si impose come una voce molto interessante nel panorama indipendente. E cosa arriva spesso col successo? La corte degli studios. Così Favreu dirige il primo Iron Man e ottiene un successo planetario, davvero meritato. Ma la sicurezza del successo e la possibilità mai avuta prima di accedere a immensi budget lo porta a Iron Man 2, troppo confuso e squilibrato, e soprattutto a Cowboys & Aliens, uno dei peggiori film degli ultimi anni. La critica lo massacra (sicuramente in maniera molto feroce, ma alcune volte a ragione) e lui perde la sua posizione privilegiata. Favreu però intelligente non si è mai opposto con tracotanza, non si è mai piegato al compromesso, e non ha accettato altre offerte svilenti, la sua mossa successiva è stata quella di tornare alle radici del cinema indipendente.
Chef infatti è davvero tante cose. Nel cuoco di talento che raggiunto il successo non riesce più, o meglio non gli viene più concesso di sperimentare perchè il pubblico vuole solo una cosa, e quando è attaccato dalla critica è messo alle strette, non possiamo non rivedere il suo percorso cinematografico negli ultimi anni. Ed immaginiamo che quel grido di rabbia di fronte al critico gastronomico sia quello che tanti registi vorrebbero dire quando leggono una recensione negativa su un giornale o su internet (anche il sottoscritto si sente chiamato in causa). Chef però è anche una sguardo sul mondo moderno in cui i social network non solo dominano, ma hanno preso il sopravvento in ogni ambito: sentite quanti termini “internettiani” vengono nominato nel film, guardate come twitter sia predominante, anche graficamente, e di conseguenza capite perchè una critica così impersonale fa ancora più male. Chef poi è un bellissimo ritratto sul mondo della cucina moderna nell’era in cui TUTTI sembrano cucinare, in cui i programmi di cucina invadono i palinsesti tv e i cuochi sono diventati star di primo livello. Una storia così dieci anni fa al cinema non sarebbe mai stata possibile. E infine, Chef è soprattutto la più classica delle storie tra padre e figlio, in cui la riscoperta del rapporto tra i due è centrale per raggiungere il traguardo emotivo.
Con tutte queste cose però, paradossalmente, Chef fatica davvero ad amalgamare tutti gli ingredienti, e alla fine la ricetta non è propriamente perfetta (Favreu ci scuserà e ci esenterà dalle sue grida se ora facciamo qualche critica). Al film manca completamente il terzo atto, così una volta arrivati al punto di svolta, ovvero l’acquisto del food truck, la storia prosegue dritta e piatta verso la fine, senza sussulti. Oltretutto, qualche personaggio sparisce senza motivo (su tutti quello di Scarlett Johansson), la risoluzione col critico gastronomico è quasi irreale, e la fine vera e propria è banale ed eccessivamente consolatoria: per rimanere in ambito culinario, Chef si conclude a tarallucci e vino.
Insomma, un film piccolo dalle ambizioni immense, un ossimoro che Favreu infatti non è riuscito a tenere continuamente in equilibrio. Eppure la passione dell’autore è evidente in ogni fotogramma e in ogni secondo, e riesce a conquistare gli spettatori con la sua leggerezza, col un bellissimo rapporto padre-figlio, con una colonna sonora tutta da ballare e con immagini che fanno venire una fame incredibile. Un ritorno alle radici di Favreu che davvero ci fa ben sperare per il futuro.


Lascia un commento