Jersey Boys di Clint Eastwood, con John Lloyd Young, Erich Bergen, Michael Lomenda, Vincent Piazza, Christopher Walken   USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Clint Eastwood e la musica hanno uno rapporto lungo e costante: il primo spesso e volentieri compone personalmente le colonne sonore dei propri film, nella sua ricca filmografia ha sfiorato e raccontato tante volte l’argomento (ricordiamo Honkytonk Man o il bellissimo Bird), e per poco non è riuscito a dirigere un musical a tutti gli effetti (il fallimento del remake di E’ Nata una Stella). Sembra quasi naturale quindi l’approdo di Eastwood alla regia di Jersey Boys, adattamento dell’omonimo spettacolo teatrale di Broadway, ultracelebrato e pluripremiato, che racconta la storia della band The Four Season attiva soprattutto negli anni ’60.

Spesso però, e questo è proprio il caso, le cose troppe perfette risultano anche le più scontate. Jersey Boys ha un primo, evidente, grosso difetto: la mancanza di energia. Ed è paradossale per un film con tante buone canzoni e tante performance musicali. Eastwood sceglie di raccontare la vicenda in maniera estremamente fedele alla trasposizione teatrale, inclusa la rottura frequente della quarta parete, scegliendo l’approccio biografico canonico, ovvero raccontando una vita dall’inizio alla fine, una scelta che già aveva abbastanza ucciso il noioso J. Edgar. Il film di conseguenza non ci mostra nulla di nuovo, tra una gioventù impegnata nella strada tra furti e altri crimini vari che abbiamo vista in chissà quanti altri film, con una crescita in cui le rotture, il successo, le crisi personali e relazionali sono raccontate col minor trasporto emotivo possibile. Sia chiaro, da Jersey Boys non ci aspettiamo il film rivoluzionario, ma nemmeno la più generica delle biografie. Ed è un peccato perchè gli interpreti sono bravi, i momenti dedicati alla musica assolutamente riusciti, e pur con una storia trita e ritrita non era difficile tirar fuori una bella indagine sul mito delle boy band ancora oggi attualissimo.

Insomma, non si capisce perchè Eastwood abbia voluto fare questo film e cosa volesse tirarci fuori. Jersey Boys appare in tutto e per tutto il classico “film su commissione” in cui il regista si incarta costantemente, evitando guizzi visivi e limitando al minimo il potenziale drammatico della vicenda. Il cinema di Eastwood ormai è un po’ come la fotografia dei suoi stessi film, stantia e monocolore (ecco, è l’occasione per fare appello al direttore della fotografia Tom Stern di ravvivare un minimo la sua paletta cromatica). Per questo, non è chiaro se Jersey Boys sia semplicemente un film minore e di passaggio nella filmografia del regista, oppure se è nelle autentiche corde della discesa di Eastwood.

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