Il Fuoco della Vendetta (Out of the Furnace) di Scott Cooper, con Christian Bale, Zoe Saldana, Woody Harrelson, Willem Dafoe, Casey Affleck, Forest Whitaker, Sam Shepard USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Ogni tanto, quasi dal nulla e quasi senza volerlo, arrivano quei piccoli film che, riescono a rappresentare una perfetta allegoria dell’America. E non quella assolata della California o dello skyline di New York, perchè, come vi diranno in molti, quella non è mai la vera America. Il Fuoco della Vendetta (solito fuorviante titolo italiano) racchiude l’America degli ultimi anni, quella ferita dalla crisi economica e popolata da reduci di guerra che non sanno più come reinserirsi nella società, esplorandola dal punto di vista delle città di provincia, popolate da operai e costruite intorno a fabbriche e acciaierie. A moltissimi questa premessa può ricordare Il Cacciatore, e pur non raggiungendo quegli eccelsi livello il riferimento è chiaro.
Il film di Scott Cooper è un lento e progressivo discendere nel dolore, un’uscita dalla fornace del titolo originale, che richiama proprio le fabbriche, solo per entrare nell’Inferno della vita. Il film indubbiamente si prende i suoi tempi, ma è una narrazione necessaria: se così non fosse, sarebbe solo l’ennesima lista di sfortune e momenti negativi che portano ad un finale di sangue, invece così il film è interamente retto e costruito sull’atmosfera. Il Fuoco della Vendetta lascia il segno proprio nella costruzione dei momenti, sembra quasi di sentire la polvere delle strade americane, respirare l’aria sporca delle acciaierie, di percepire palpabilmente la frustrazione della vita nei sobborghi. La malinconia e la dilatazione dei tempi si fa qui poesia del dolore, perchè tutti gli eventi che accadono nel film non sembrano mai solo passaggi narrativi, ma ineluttabili ostacoli nella vita di ognuno di noi.
Scott Cooper ci parla di sopravvivenza, di dolore e soprattutto delle conseguenze. Questo è il fulcro emotivo e tematico del film, l’accettazione consapevole che le scelte fatte, soprattutto quelle sbagliate e più sofferte, non abbandoneranno mai chi le ha prese. Se infatti l’ambientazione e la premessa può ricordare, come detto, Il Cacciatore, lo sviluppo del film in un certo senso si avvicina molto di più ai film western, o ancora di più ai film di samurai: in un mondo pieno di sofferenza in cui i cattivi prendono il sopravvento e non vengono puniti, un uomo decide di farsi carico dei dolori altrui e fare giustizia. No, non siamo comunque nei territori di Il Giustiziere della Notte, fortunatamente. Ciò che distingue il film di Scott Cooper da tutti gli altri film di vendetta, e in un certo senso lo eleva, è il ritratto del protagonista, il dolore di cui si fa carico, la consapevolezza di dover convivere per il resto della vita col male che ha subito e causato, la propria condizione di solitudine (e in questo ricorda appunto la solitudine del samurai). Il personaggio di cui parliamo, interpretato da Christian Bale, è quasi una figura cristologica, un uomo profondamente buono, onesto e dedito alla famiglia, guidato da un codice morale importante, che subisce i più pesanti dolori uno dopo l’altro eppure accetta tutto pur di fare quello che ritiene giusto.
Cinque anni fa Scott Cooper ha diretto Jeff Bridges al suo tanto agognato premio Oscar, dando dimostrazione di essere un grande regista di attori, e qui ancora una volta si circonda di un cast impeccabile. I comprimari sono perfetti, da Casey Affleck a Willem Dafoe, e grande risalto ottengono Zoe Saldana, capace di un talento troppo spesso sprecato nei film commerciale che accetta, e Woody Harrelson, uno che il cattivo lo sa fare sempre bene e in maniera davvero inquietante. I maggiori elogi devono però andare a Christian Bale, qui davvero ad una delle migliori performance in carriera, acciaccato e scavato senza dover ricorrere alle vistose trasformazioni fisiche che lo hanno reso famoso, intensissimo fino a dare realmente l’idea di reggere sulle proprie spalle tutto il peso del mondo, giocando in sottrazione per andare a toccare i punti più oscuri.
Il lento e meditativo stile di Il Fuoco della Vendetta meritano attenzione e meritano la pazienza degli spettatori, anche se l’approccio nichilista di Scott Cooper non è certo per tutti. Chi apprezzerà però non dimenticherà facilmente questa storia umana e quell’ultima inquadratura denso di significato.


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