Colpa delle Stelle (The Fault in our Stars) di Josh Boone, con Shailene Woodley, Ansel Elgort, Willem Dafoe, Laura Dern, Sam Trammell, Nat Wolff USA 2014
di Emanuele D’Aniello
Esistono film strappalacrime, ed esistono film strappalacrime. Ok, la distinzione non è chiarissima, certo. Al primo filone appartengono quei film in cui tutto è costruito a tavolino col solo scopo di farti piangere, film che si gettano subito a piene mani nel melodramma e con la tenerezza di un carrarmato navigano tra disgrazie e dispiacere per far provare pietà verso i personaggi. Al secondo filone appartengono quei film che, pur con un soggetto pesantissimo e non tralasciando nulla della dose inumana di sfortune che capitano durante la storia, riescono a farti pensare ad altro e alla fine il pianto quando arriva, perchè quello comunque arriva, è vero. Fortunatamente, Colpa delle Stelle appartiene a questa seconda categoria.
Pare incredibile, perchè il film ha tutte le carte in regole per finire nel primo terribile filone. Soggetto pesante e lacrimevole: check. Dramma rivolto agli adolescenti: check. Storia d’amore segnata da un destino beffardo: check. Quantità inenarrabile di disgrazie che non si fermano: check: Situazione che può solo peggiorare: check. Eppure, quando le lacrime sgorgano alla visione di Colpa delle Stelle – perchè potete stare certi che le lacrime arrivano, tranquilli – lo spettatore non si sente manipolato, ed è una bellissima sensazione. A chi dobbiamo dare i meriti? Partiamo indubbiamente dalla fonte, ovvero da John Green, autore del romanzo originale, che è riuscito a creare una storia molto umana e profondamente vera, che non usa il dolore come strumento o finalità, ma lo incorpora come elemento – sicuramente centrale, ma non unico – per esplorare altro, su tutto l’amore e la forza della condivisione dei sentimenti per superare, o quantomeno combattere, i momenti più brutti. Merito poi lo diamo al regista Josh Boone, che con una regia fresca e vivace, quasi da teen comedy, evita costantemente il rischio di caduta nel melodramma più spinto, sciatto e banale (insomma, grazie al cielo non siamo assolutamente dalle parti di Autumn in New York, e pensate cosa avrebbe potuto diventare questo soggetto nelle mani di un Lasse Hallstrom qualsiasi). Il più grosso merito però va a chi ha scelto per l’adattamento cinematografico Scott Neustadter e Michael H. Weber, una coppia di sceneggiatori affiatatissima e che, diciamolo, non ha ancora mai sbagliato un film. I due, che proprio sulle storie d’amori per ragazzi trattate con arguzia e sincerità hanno costruito una carriera, optano per la decisione fondamentale di raccontare quella che a tutti gli effetti è una commedia romantica. Ok, i due protagonisti sono malati, ma questa non è la prima cosa, il film non si focalizza sulla loro malattia ma sul loro rapporto, a tratti addirittura ci si dimentica della loro terribile condizione. Infine, non possiamo non dare merito ai due protagonista, perchè senza la loro bravura e straordinaria alchimia il film sarebbe fallito con qualsiasi formula. Il talento di Shailene Woodley è qui confermato per l’ennesima volta, in grado con un sorriso o con una lacrima di conquistare tutti, e la vera sorpresa è Ansel Elgort, bravissimo a reggere la scena con carisma, spontaneo in ogni momento e perfetto nel bilanciare la dolcezza della sua collega con la goffaggine sfrontata tipicamente maschile.
Forse Colpa delle Stelle non diventerà il nuovo Love Story, anche se il successo planetario prima del libro e ora del film è immenso ed evidentissimo. Quantomeno, ci ha regalato una storia che conquisterà tanti giovani spettatori, ispirerà molti ragazzi e difficilmente sarà dimenticata.


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