Elysium di Neill Blomkamp, con Matt Damon, Jodie Foster, Sharlto Copley, Alice Braga USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Il mestiere dell’opera seconda è un’arte difficile, per pochi. Tanti riescono a folgorare il pubblico e l’attenzione pubblico con un esordio da applausi, ma più difficile è confermarsi, soprattutto quando si creano aspettative. Insomma, spesso e volentieri, e ancora più spesso ingiustamente e esageratamente, il secondo film diventa fin da subito una prova decisiva. Sicuramente lo sa bene Neill Blomkamp, che dopo l’incredibile esordio con District 9, successo al box office e 4 insperate nominations all’Oscar, tra cui quella per il miglior film, ci hanno messo ben quattro anni per tornare con Elysium, carico di aspettative, più soldi nel budget e più star nel cast per attirare pubblico.
Al primo impatto, Elysium è un buonissimo film di azione e fantascienza, solido, interessante, avvincente, con un grandissimo senso del ritmo che non fa mia abbassare la guardia allo spettatore, con una trama semplice e lineare. Soddisfa insomma, fa passare una serata d’intrattenimento e vale il cesto di popcorn appena mangiati. Eppure, accontentarsi è difficile, sia per il peso delle aspettative derivate dall’esordio di Blomkamp, sia per la trama interessante poco approfondita.
Il contesto socio-politico era l’arma vincente di District 9, una allegoria profonda e potente dell’apartheid sudafricana. Qui Blomkamp decide di parte ancora dalle metafore politiche, con una divisione tra ricchi e poveri molto marcata e il problema dell’emigrazione clandestina sempre attuale in ogni angolo del mondo, ma finisce per perderlo per strada, lasciandolo solo sullo sfondo, senza mai dargli vero interesse. La visione della divisione dei mondi è iper-semplicistica, soprattutto nella rappresentazione della ricca colonia spaziale, e manca uno scontro tra le due realtà, manca il senso di rivalsa, il senso di separazione, mancano totalmente le motivazioni delle due parti, e il film, sbilanciato ovviamente dalla parte dei più poveri, specie nel finale vira verso il retorico. La stessa visione del futuro è molto banale, non dà mai quel senso di meraviglia che la fantascienza impone: la storia è ambientata nel 2154, ma Elysium è praticamente una Beverly Hills nello spazio, mentre la Terra è una semplice baraccopoli come se ne vedono nelle periferie del mondo moderno. Se non fosse per i robot al servizio degli uomini, potrebbe essere una storia ambientata tranquillamente a pochi anni di distanza dal 2013. Inoltre, i personaggi e le loro relazioni sono davvero abbozzati: Matt Damon ha un personaggio monodimensionale, cosa grave per un protagonista, e la sua storia d’amore col personaggio di Alice Braga non è assolutamente sviluppata; il personaggio di Jodie Foster, che poteva essere il più interessante e moralmente ambiguo, viene scaricato come nulla fosse; alla fine il personaggio di Kruger, pur essendo il classico villain, si salva per l’interpretazione solidissima di Sharlto Copley, un attore scoperto e plasmato dal regista. Una serie di difetti e mancanze che, almeno, non rendono il film brutto o insufficiente, semplicemente lo “normalizzano”.
Duncan Jones è un regista che può dividere con Blomkamp la palma di esordio nella fantascienza più promettente negli ultimi anni, ma se il regista inglese con la sua opera seconda (all’ottimo Moon ha fatto seguire l’intrigante Source Code) si è confermato, il regista sudafricano invece ha abbassato l’asticella cedendo a troppi compromessi. Se avesse tenuto al centro il contesto di maggior interesse, quello socio-politico, Elysium avrebbe potuto distinguersi e fare il salto di qualità, così invece, cedendo all’aspetto action, il film rimane un ottimo prodotto di intrattenimento, dotato di una grande visione scenica, ma come se ne sono visti tanti negli ultimi anni.


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