Hunger Games di Gary Ross, con Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Stanley Tucci, Elizabeth Banks, Donald Sutherland, Woody Harrelson, Lenny Kravitz. USA 2012
di Emanuele D’Aniello
Quando si adatta per il cinema una serie di romanzi di successo amatissimi dal pubblico dei giovani la sfida è sempre grande. Il rischio spesso e volentieri è quello di voler rimanere fin troppo fedeli all’originale e soprattutto non voler scontentare i fans, appiattendo il prodotto. Invece qui, dalle pagine di Suzanne Collins alla immagini di Gary Ross, ogni sorta di pericolo è stato sventato. L’annuncio di nuovo Twilight si è rivelato fortunatamente solo un’esca commerciale, perchè Hunger Games è lontano anni luce dalla melensa saga di vampiri e dai suoi temi filo-conservatori, anche il target di riferimento che potrebbe apparire simile è in realtà diverso, perchè questo film si rivolge anche ai maschi e affronta tematiche più adulte.
L’ambientazione è completamente originale: siamo nel futuro imprecisato di un mondo distopico in cui comanda un autoritario governo centrale, il quale ogni anno chiede a 12 province, in passato ribelli ma poi schiacciate e sottomesse, due tributi ciascuno, un maschio ed una femmina tra i 12 e i 18 anni, per una gara mortale trasmessa addirittura in televisione da cui uscirà un solo vincitore, l’unico sopravvissuto. Ormai 12 anni fa una tematica molto ma molto simile era affrontata nel film giapponese Battle Royale, un capolavoro di violenza e scioccante sadismo, che con la sua forza dirompente ha incontrato purtroppo censure in tutto il mondo. In passato anche prodotti come Death Race e Rollerblade avevano aperto la strada a questo sottogenere, ma ora le pagine della Collins e le immagini di Ross, depurate dagli elementi più scioccanti per il solito ipocrita pubblico occidentale, sdoganano queste storie anche per i giovani. Quello che più funziona nel film non a caso è la seconda parte, quando la sfida mortale può iniziare e la tensione sale alle stelle. La drammaticità dei momenti è molto forte perchè non vediamo più dei semplici ragazzi, ma delle autentiche macchina da guerra capaci dei gesti più atroci. “Uomini disperati compiono azioni disperate” recita un vecchio adagio, ed è esattamente quello a cui assistiamo per un’ora abbondante col cuore in gola. La prima parte del film è comunque fondamentale per creare il clima e conoscere i personaggi: le scene nella Capitale trasudano di falsità, quando a parlare sono gli adulti, e di sincera paura, quando protagonisti sono i giovani tributi. L’addestramento a cui assistiamo è essenzialmente fisico, con prove di forza da talent show moderno, ma più sottilmente è una vera tortura psicologica, perchè in quei momenti le personalità dei ragazzi sono schiacciate, il sistema ne annulla l’umanità potendo giostrare a proprio piacimento lo spirito. La legge dell homo homini lupus scatta in questi momenti.
I fili conduttori decisivi che collegano le due parti sono la regia di Gary Ross e la prova titanica della protagonista Jennifer Lawrence. Il regista Gary Ross, che ha curato anche la sceneggiatura e quindi si prende molti meriti, non girava un film da ben 9 anni, ma non ha perso assolutamente lo smalto. Le scelte stilistiche di messa in scena sono tante e sempre diverse (a differenza dei film di Twilight, per fare l’ennesimo confronto, che appiattisce e presenta nello stesso modo ogni momento) a cominciare dalla fotografia e dall’uso delle scenografie, tutto colorato e sfarzoso, quasi ostentatamente pacchiano quando siamo nella Capitale, ai coloro morti della foresta in cui assistiamo alle scene la battaglia. Soprattutto un saggio utilizzo della macchina a mano ricco di inquadrature sporche e nervose che, per quanto visivamente difficile da seguire, immerge completamente lo spettatore in un clima di angoscia ed incertezza. Anche i personaggi hanno una propria identità, e la solita saga già citata dovrebbe prendere lezioni su come costruire un triangolo amoroso senza sfiorare la soap opera. Chi giganteggia su tutto e tutti, come detto, è Jennifer Lawrence, una ragazza che a 21 anni recita come fosse una veterana navigata. Qui la sua Katniss Everdeen già nella scena iniziale del sorteggio entra nel cuore degli spettatori e non ne esce più. Quello che più stupisce in positivo della prova della Lawrence è la sua clamorosa personalità, che le permette di non sprecare mai uno sguardo, un’espressione, un gesto, caricando continuamente le emozioni e facendo capire che la sua forza in realtà è una risposta necessaria ad una sofferenza interiore straripante. Intorno a lei funziona anche il resto del cast, dal giovane e malinconico Josh Hutcherson ai veterani, su tutti uno Stanley Tucci più stravagante che mai e un inquietante Donald Sutherland, che con poche battute e un paio di scene a disposizione appare più malefico che mai.
Certo, il film perde un po’ terreno quando potrebbe diventare più profondo, quando potrebbe passare al livello successivo. Non sono esagerate le critiche sociali e politiche che potrebbero derivare da un mondo simile e soprattutto dalla diffusione dei reality show nel quotidiano (un argomento che, per rimanere ancorati al cinema e non scomodare la letteratura di George Orwell, ad esempio The Truman Show ha trattato con maggiore profondità e delicatezza) e nella prima parte la complessità di quei momenti, invece che essere discussa, viene accettata dai personaggi con fatale predestinazione. Ma nonostante ciò il film passa la prova del fuoco, confermando che i blockbuster e il cinema d’intrattenimento in genere può anche essere intelligente e non superficiale, dimostrando inoltre che le opere basate sui romanzi per adolescenti possono anche essere di grande impatto cinematografico e nascondere una forte carica sovversiva. Siamo al primo capitolo, e meglio non si poteva cominciare.



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