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Interstellar di Christopher Nolan, con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, Wes Bentley, David Gyasi, John Lithgow, Topher Grace, Casey Affleck, Mackenzie Foy   USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Come ogni santissimo film, Interstellar potrà piacere e non piacere. Come tutti, Christopher Nolan potrà piacere e non piacere. Detto questo, c’è comunque da premettere un assunto fondamentale: nessuno al giorno oggi sforna film come li fa Nolan. Molti hanno la sua ambizione, pochi come hanno la visione giusta, e ovviamente anche i mezzi, per tramutarla in realtà. Nolan è l’unico, e questo status se lo è guadagnato sul campo, sia chiaro, che può andare da qualsiasi studio hollywoodiano, farsi firmare un assegno di 200 milioni, e realizzare un film di tre ore completamente originale, intelligente, complesso, non accessibile a tutti, con zero potenzialità di sequel e merchandising. Inoltre, quasi nessuno riuscirebbe a tirar fuori qualcosa di coinvolgente facendo discorsi seri e difficili su gravità, buchi neri, quinte dimensioni e relatività. Non esageriamo nel dire che nessuno al giorno d’oggi fa film come Nolan, che potranno piacere e non piacere, ma fanno soltanto bene al cinema.

Interstellar è naturalmente catalogato come film di fantascienza, sebbene il termine originale inglese “science fiction” sarebbe addirittura più appropriato. La fantasia infatti è un relegata nell’angolino più piccolo possibile per dare grande risalto alla scienza, grazie alla consulenza del fisico Kip Thorne alla sceneggiatura del film. Nolan infatti, un malato di realismo, ha realizzato il film di fantascienza più realistico possibile parlando di qualcosa di estremamente teorico. Tutte le teorie, esperimenti e discorsi fatti nel film appartenono agli studi di Thorne sui viaggi spaziali, buchi neri e wormhole. Ma tra buchi neri e viaggi interstellari, tra astronavi e pianeti inesplorati, Interstellar è soprattutto un grandissimo film per famiglie, con al centro una storia tra padre e figlia che è il motore pulsante di tutto. Nolan è spesso stato accusato di girare film troppo freddi e cerebrali – ma è la stessa critica che si faceva a Kubrick, quindi paradossalmente è un complimento! – ma è una critica davvero molto superficiale: magari si fa fatica a trovare emotività tra strutture complesse e ingranaggi perfetti, ma basta rivedere i finali di Insomnia, The Prestige, soprattuttoInception per capire che l’emozione e il sentimento ci sono sempre stati. Non sappiamo se il regista inglese abbia preso a cuore questa accusa, oppure se con i figli che crescono abbia deciso di realizzare film che possa lasciare un messaggio, ma come detto Interstellar è un film enormemente emozionale costruito interamente sul rapporto genitore-figlio. Certo, quando hai interpreti perfetti come Jessica Chastain, bravissima a comunicare il proprio stato d’animo nelle poche scene a disposizione, e Matthew McConaughey, assolutamente perfetto lungo tutto il film, carismatico e strepitosamente fragile nella magnifica scena in cui rivede i video dei figli, tutto appare più facile.

Il cuore di Interstellar risiede anche nella pura preoccupazione per il destino dell’umanità. Ambientato in un futuro non precisato ma apparentemente molto vicino, il mondo del film è ormai in ginocchio tra scarsità di cibo e eventi climatici disastrosi. Nolan saggiamente non si rifugia nel solito e banale messaggio ecologista, per quanto questo aspetto sia comunque presente, ma amplia il proprio discorso al livello di falsa sicurezza e esagerato benessere in cui si sono rifugiati gli uomini negli ultimi decenni. Il film colpisce davvero nel profondo quando accusa gli umani di essersi ridotti a guardiani sterili e aver mollato il loro ruolo di esploratori. E’ un discorso affascinante ed enormemente contemporaneo, che ci ricorda il nostro ruolo di pionieri: le invenzioni umane si sono continuamente superate nel corso della storia andando di pari passo all’evoluzione, anzi permettendo proprio all’uomo di migliorare costantemente, poi il senso di curiosità umana si è quasi esaurito e ora siamo quasi ad un punto morto. Un discorso interessante e molto ampio che ha chiarissimi risvolti metacinematografici, come se gli stesi cineasti non fossero più innovatori ed esploratori di una vera arte, fondamentalmente, ancora giovane: Nolan vuole infatti a tornare a quei film che un tempo si andava a vedere da ragazzini e per cui si rimaneva sbalorditi, storditi, e che ora i grandi studi non producono più.

Il senso di meraviglia, anzi la continua ricerca di quest’ultimo, è la chiave fondamentale per capire il film. Dopotutto quanti sono i film che negli ultimi anni hanno al tempo stesso coinvolto, stupito, fatto riflettere, emozionato, lasciato a bocca aperta? Forse soltanto Gravity, che comunque è di appena 12 mesi fa. Nolan vuole ricreare quelle sensazioni, e ci riesce benissimo. Interstellar è infatti un film che lascia a bocca aperta con le questioni che solleva e con i suoi incredibili scenari spaziali. E’ ovvio ritrovare in questo film, Nolan stesso lo ha ammesso più volte, l’ispirazione di 2001: Odissea nello Spazio, ma piuttosto che cercare il confronto impari, o provare ad imitare quell’opera inimitabile, Nolan la usa come un oggetto sacro, come un template da cui creare la sua storia, come se non esistesse altra fantascienza al di fuori del film di Kubrick e quello fosse l’unico modello cui riferirsi. Lo ritroviamo nell’uso del sonoro, nell’uso della musica, in tanti riferimenti visivi molto evidenti. Ma nel film c’è anche il coraggio di Uomini Veri e il senso di fascinazione di Incontri Ravvicinati del 3° Tipo, soprattutto quest’ultimo cinema spielberghiano è quello a cui Interstellar, a livello emotivo, si avvicina di più. Da Kubrick a Spielberg a Nolan, il percorso della meraviglia nel cinema ha chiari passi: il regista inglese sposa magistralmente il rigore del primo al cuore del secondo, tutti inseriti nel meccanismo che il regista inglese migliora film dopo film, ovvero quello del montaggio alternato a livello narrativo, che non permette mai di prendere fiato agli spettatori.

Certo, così parlando sembra di descrivere un capolavoro, cosa che Interstellar non è. Anzi, ci sono difetti e qualche passaggio inutile, scelte troppo discorsive e fin troppo spiegate, ma la grandissima abilità di Nolan, forse il suo più grande pregio, è quello di riuscire sempre a mascherarli. E’ davvero l’unico regista che riesce a far passare in secondo piano i propri difetti, spesso a nasconderli completamente, grazie alla forza della storia, alla complessità della struttura narrativa che non permette cali di attenzioni e alla spettacolarità delle immagini. E in questo, lui sarà forse sarà contento se lo diciamo, Nolan più che un regista si avvicina al prestigiatore.

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2 risposte a “Interstellar – recensione”

  1. Avatar Civiltà Perduta – recensione | bastardiperlagloria

    […] e dal fascino di esplorare l’ignoto. Proprio in questo, paradossalmente, mi ricorda Interstellar. Abbiamo in entrambi i film due protagonisti, due padri, che amano incommensurabilmente la propria […]

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  2. Avatar Dunkirk – recensione | bastardiperlagloria

    […] narrati dura in realtà sempre più degli altri, esattamente come in Inception e poi come in Interstellar, rappresenta la guerra personale di Nolan contro il tempo, la sua volontà di incastrare nel tempo […]

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