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Magic in the Moonlight di Woody Allen, con Colin Firth, Emma Stone, Hamish Linklater, Jackie Weaver, Garcia May Harden, Simon McBurney, Eileen Atkins   USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Probabilmente, nell’intera storia del cinema, nessun altro autore è riconoscibile al pubblico quanto Woody Allen. Quando si va a vedere un suo film, qualsiasi spettatore sa già, più o meno, cosa aspettarsi. Ovviamente, facendo un film l’anno, realizzare sempre ottimi film è quasi impossibile. Ma, proprio per rimanere nel tema dell’assenza di sorprese, Magic in the Moonlight è esattamente ciò che chiunque può aspettarsi entrando al cinema: un film che cade perfettamente nella media della filmografia di Woody Allen: leggero, molto spiritoso, ricco di dialoghi effervescenti, divertente senza essere esilarante, recitato benissimo, elegante e affascinante.

Ormai non ci aspettiamo più solo un preciso di tipo di film, ma con Allen conosciamo già il template generale: ambientazione nel sud della Francia? Check. Periodo storico negli anni ’20? Check. Coppia di protagonisti con una sostanziosa differenza d’età? Check. Magia e occulto? Check. Tante battute sulla razionalità e sulla religione? Check. Insomma, nulla di nuovo, nulla che non si sia visto in Manhattan, Stardust Memories, Basta che Funzioni, Scoop, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, Ombra e Nebbia, La Maledizione dello scorpione di giada.

Voi giustamente direte: sembra un problema. La risposta è no, perchè nessun altro come Woody Allen sa usare così bene il pilota automatico. Come detto i suoi temi sono sempre gli stessi, ma riesce comunque a dare ad ogni film una luce diversa, uno stile sempre godibile e convincente. In questo caso specifico infatti, non sembra di descrivere solo un film ambientato sul finire degli anni ’20, anzi, sembra proprio un film di quell’epoca, o meglio qualche anno più tardi: se togliamo le battute e i dialoghi tipici alleniani, rimane quella vibrante leggerezza che pare presa di peso da un film di Howard Hawks. Anche questa, direbbero i più arguti, non è una grossa novità: già La Maledizione dello scorpione di giada ricordava in qualche aspetto il fantastico La Signora del Venerdì. Ma se in quel caso la somiglianza era più dovuta al ritmo serrato degli scambi, e oltretutto perdeva miseramente il confronto, ora invece è l’aspetto e l’eleganza della messa in scena a risaltare, ricordando appunto per Hawks fino ad arrivare a George Cukor o addirittura Ernest Lubitsch.

Magic in the Moonlight però non diventa mai a tutti gli effetti una pura screwball comedy perchè ovviamente al timone c’è uno stile ben preciso, e rimane sempre un film alla Woody Allen. Infatti oltre i panorami della Costa Azzurra, oltre i costumi eleganti e i cappellini chic, oltre le maniere sofisticate, ci sono sempre e comunque battute pungenti su religione, mortalità e la disperata ricerca di un senso ad una vita immanentemente infelice. Non siamo al livello di assoluto pessimismo e forzato cinismo che Allen ha manifestato nei suoi film degli ultimo 4/5 anni, a conferma che questo Magic in the MooNlight è effettivamente e volutamente un’opera più leggera, ma quei meccanismi e pensieri ormai sono stabiliti, non più latenti, ed escono fuori dando una sostanza anche agli aspetti più frivoli.

E’ indubbio che il film si incarti leggermente nel terzo atto, quando i meccanismi più semplici della commedia romantica prendono il sopravvento. Ma Allen è bravo nel dare comunque un senso tematico alla risoluzione scelta, in modo che sia coerente a quanto narrato, scegliendo ancora una piccola ma significativa novità – stavolta è lei e non lui ad innamorarsi e dover “svegliare” l’altro – e affidandosi senza remore alla bravura e allo charme dei suoi interpreti. Dopotutto Emma Stone sembra nata per recitare in una commedia di Woody Allen, ed è eccellente soprattutto nel tenere a freno la propria smisurata espressività, e Colin Firth è assolutamente carismatico e in parte, bravissimo nel personaggio che 30 anni fa avrebbe recitato lo stesso Allen, senza però cedere mai alle movenze o cadenze del suo regista, non imitando ma reinterpretando.

Pur tra difetti e ripetizioni, Magic in the Moonlight quindi rimane una visione assolutamente godibile, piacevole, leggera. Insomma, esattamente quello ci aspettiamo ma soprattutto vogliamo da Woody Allen.

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