La Fine del Mondo (The World’s End) di Edgar Wright, con Simon Pegg, Nick Frost, Rosamund Pike, Martin Freeman, Eddie Marsan, Paddy Considine. Gran Bretagna 2013
di Emanuele D’Aniello
Ormai sembra che al cinema si facciano solo e soltanto trilogie. Ma altro conto è davvero realizzare una trilogia compatta tematicamente, in cui non è la storia o la continuity della trama a formare i tre episodi, ma l’atmosfera, il sentimento, l’emozioni, i personaggi, i caratteri, il messaggio, pur girando tre film sempre diversi. Questa è la Trilogia del Cornetto di Edgar Wright (chiamata così perchè in ogni film appare un gusto diverso del Cornetto Algida) che adesso, a percorso compiuto, possiamo vedere come un grande inno all’amicizia, un tema ricorrente in moltissime commedie ma raramente così ben sviluppato.
A primo impatto, questa trilogia potrebbe tranquillamente sembrare una parodia di esplorazione e decostruzione di alcuni dei generi classici del cinema: L’Alba dei Morti Dementi si inseriva nel filone horror, con gli zombie protagonisti; Hot Fuzz entrava di diritto nel filone action ormai abusatissimo; e a questo La Fine del Mondo tocca il genere di fantascienza, con la più canonica invasione aliena. Eppure, Wright non si è mai limitato al semplice omaggio o alla semplice parodia (dopotutto non siamo in presenza di Mel Brooks) ma il giovane regista inglese ha girato davvero, rispettivamente, un horror, un action e un sci-fi, utilizzando tutti i topoi del genere, contaminandoli poi con le gag tipiche del suo stile comico, con la sua visione originalissima di messa in scena, e con un messaggio chiaro e importante. Edgar Wright ha costruito una propria personalissima poetica, diventando a tutti gli effetti, nel mondo più insospettabile, un autore con la A maiuscola.
Che poi La Fine del Mondo faccia anche e soprattutto ridere, è quasi scontato dirlo. Le gag funzionano, i personaggi funzionano, il ritmo è avvincente, le situazioni che si creano, con i protagonisti sempre più ubriachi costretti ad affrontare pericoli sempre più grandi, sono esilaranti. Ed è quel tipico stile comico inglese che prima ti fa ridere, e poi ti pensare al motivo della risata per farti esclamare mentalmente “è geniale”. Il motivo è semplice: non è una commedia che si regge sulle gag, ma sulla scrittura e sull’incredibile talento visivo del regista, e l’incredibile chimica tra tutti gli attori fa il resto. Soprattutto è la tematica di fondo a dare grande dignità emotiva al film, costruendo una base che, diciamolo chiaramente, avrebbe funzionato anche senza inserire il contesto sci-fi che dilaga dopo la prima mezz’ora. E’ l’elemento nostalgico a colpire nel segno, il ricordo delle amicizie passate e la difficoltà nel conservarle una volta cresciuti; la vita adulta rimane preferibile allo sbando giovanile, ma è la società adulta a trasformare gli uomini in automi (o zombie nel primo film, o macchine da guerra nel secondo), diventando una gabbia che intrappola ogni forma di vitalità e ricordo della gioia adolescenziale. La Trilogia del Cornetto non è un anarchico anatema contro il mondo degli adulti, ma una forte ode a conservare, specialmente da grandi, lo spirito di divertimento giovanile e quei sentimenti d’unione fraterna tipici dell’amicizia maschile, un filo conduttore che la bromance cinematografica tra Simon Pegg e Nick Frost rappresenta al meglio. Che poi questo renda l’umanità semplicemente irrecuperabile, come si evince dal caustico finale del film, è solo una conseguenza da affrontare col sorriso sulle labbra.


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