Lo Sguardo di Satana – Carrie di Kimberly Peirce, con Chloe Grace Moretz, Julianne Moore, Judy Greer, Gabriella Wilde, Portia Doubleday USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Nella dilagante moda recente di remake, sequel, reboot, e spin-off, un posto d’onore lo ha preso il genere horror. Sembra infatti che praticamente tutti i classici del genere, in un modo o nell’altro, debbano avere per forza una rivisitazione cinematografica moderna. Non stupisce quindi che anche un grande classico come Carrie – Lo Sguardo di Satana non eviti questo trattamento. Parlare comunque di remake del grande film di Brian DePalma del 1976 non solo è ingeneroso per la versione attuale, ma anche sbagliato, essendoci un materiale di riferimento originale, vale a dire il romanzo di Stephen King, da cui trarre il reale spunto. Questo nuovo film è quindi più semplicemente un nuovo adattamento del romanzo…di cui comunque non se ne sentiva davvero il bisogno.
Il film di Kimberly Peirce, regista ben consapevole che la versione filmica di DePalma è alquanto inavvicinabile, cerca di smarcarsi il più possibile dal film precedente e recuperare diversi elementi del romanzo di King, ma alla fine ambientando la storia ai giorni nostri, soprattutto cercando di piacere stilisticamente al pubblico giovanile nutrito di blockbuster e film di supereroi, finisce per smarrire la vera anima del racconto, non cogliendo mai la tematica o l’atmosfera giusta. In poche parole, la Peirce limita e quasi azzera gli elementi horror (una scelta piuttosto paradossale) per realizzare un vero e proprio teen movie appartenente al genere delle storie ai tempi del liceo. Troppo impegnato a costruire il mondo contemporaneo tramite la trasmissione dei video su youtube o da un cellulare all’altro, il film semplicemente ritrae il bullismo spicciolo di liceali annoiati e cattivi invece che indagare e analizzare i problemi degli adolescenti negli anni del liceo e le relazioni interpersonali, tutte tematiche che invece davano forza e grande malessere al film di DePalma. Il senso del racconto originale di King, che è una grandissima metafora dell’adolescenza narrata attraverso il genere horror, qui si perde tra personaggi terribili, motivazioni nulle e passaggi ovvi. Non c’è complessità nel film, ma solo stupidità, ogni problematica è lasciata in superficie.
Il grande disinteresse del film verso ciò che rendeva unica la storia di Carrie, e la già citata voglia di accattivarsi il pubblico d’oggi più che turbarlo, viene dalla gestione del terzo atto, ovvero la celeberrima scena al ballo di fine anno e gli eventi che seguono. Non c’è orrore, senso di tragedia, ambiguità e stupore, ma semplicemente questo atto diventa una fiera degli effetti speciali, con Carrie che diventa una specie di X-Men che orienta e gestisce i propri poteri. Come detto, la Peirce gestisce il momento più importante del film come se girasse un film di supereroi, ammiccando senza personalità ai blockbuster attuali. Senza contare che l’assist fornito dalla storia con le purtroppo reali stragi nelle scuole americane, buono per creare un forte momento di analisi sociale, era talmente perfetto che la Peirce non l’ha minimamente colto. C’è anche da aggiungere, e duole dirlo, che le scelte di casting non si sono rivelate felicissime, a cominciare dal contorno di co-protagonisti adolescenti, quanto di più anonimo e privo di talento di sia visto in giro recentemente. Julianne Moore fa quel che può, cercando di non andare mai sopra le righe pur con un personaggio al limite, e anche riuscendoci non ha mai un vero momento per brillare. Chloe Grace Moretz è indubbiamente una delle giovani attrici più talentuose al mondo, una sicura stella del domani, ma qui il suo miscasting è chiaro. In poche parole, non è mai credibile: non lo è come ragazzina emarginata a scuola, perchè troppo carina nonostante il trucco e troppo carismatica quando la camera è su di lei; non lo è come Carrie inferocita, perchè sembra voler dominare i propri poteri piuttosto che esserne spaventata, e si lascia andare troppo spesso a gesti e strabuzzamenti degli occhi davvero forzati.
Sotto ogni punto di vista, questa nuova versione funziona pochissimo. Come adattamento moderno del romanzo di King è fuori luogo, come rifacimento del film di DePalma è inavvicinabile, come teen movie è inutile e come horror non rientra nei parametri del genere. Ce ne faremo rapidamente una ragione.


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