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Super 8 di JJ Abrams, con Joel Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler, Riley Griffiths, Ryan Lee, Gabriel Basso.  USA 2011

di Emanuele D’Aniello

Raramente, quando un film nasce come un omaggio ad un regista o ad un genere cinematografico, si riesce a fare un buon film. Si rischia sempre di caricarlo di troppe citazioni e rimandi, oppure si rischia di non superare mai il modello di partenza rimanendo solo una copia carbone. JJ Abrams, che ha anche scritto il film, non cade in nessuno dei due errori: la sua opera ha vita e una sensibilità propria, e nulla ha da invidiare ai classici del passato, anzi, sembra una pellicola persa del giovane Steven Spielberg. Quindi diciamolo tranquillamente, Super 8 è un grande film.

Siamo nel 1979, in Ohio. Un gruppo di ragazzini, girando un film in super 8 per un festival scolastico, assiste casualmente ad un terribile incidente ferroviario. Ma in realtà è qualcosa di molto più pericoloso e misterioso, e subito l’esercito arriva in città per occuparsi della faccenda. I ragazzi però scoprono tutto da soli: la loro cinepresa infatti è rimasta accesa durante l’incidente, e ha ripreso qualcosa di incredibile. Il film nasce come un grande omaggio a Steven Spielberg, qui produttore, alla sua filmografia, alla sua poetica, e ad un periodo cinematografico ricco di magia e disincanto. Non si può non pensare a quei film fin dall’inizio, quando il logo della Amblin Entertainment, la vecchia casa di produzione di Spielberg, si staglia sullo schermo fin dai titoli di testa. La città di provincia (l’Ohio è la terra natale di Spielberg), i ragazzini, le biciclette, i problemi con i padri, l’ambientazione, tutto trasuda puro Spielberg in ogni singolo fotogramma, e lo fa in meglio. Ma Super 8, lungi dall’essere un lungo elenco di citazioni e rimandi, diventa sempre di più un’opera personale, un fantastico racconto di amicizia e crescita. Lontani dalla tecnologia, dalla frenesia e dalla superficialità dei giorni nostri, questo gruppo di amici cresce insieme coltivando la propria passione, non vengono plasmati da ciò che vedono e hanno intorno, ma sono loro a plasmare il mondo circostante. All’inizio il protagonista Joe è un ragazzino timido e fragile, ancora scosso dalla morte prematura della madre, ma alla fine, compiendo un vero percorso, diventa un adolescente che sa mettere alle spalle i problemi del passato (il momento finale, che ovviamente non sveliamo, è un tocco di rara purezza e bellezza). I topoi e i simboli del cinema spielberghiano che qui vediamo non sono mai fini a se stessi, ma strumenti utili a creare una storia con un cuore pulsante.

JJ Abrams non dimentica chi è, e ovviamente anche lui sfrutta al massimo tutti i suoi classici trucchi: la tensione, il mistero, l’incidente come pretesto narrativo, la creatura diversa e terribile. Ma a differenza diCloverfield, per citare un film ideato e prodotto dallo stesso Abrams, il mostro e l’orrore non sono il centro di tutto, ma diventano avvenimenti essenziali per lo sviluppo psicologico dei personaggi. E’ la vera prova della maturità cinematografica di Abrams, la sua opera probabilmente più complessa dal punto di vista della scrittura e della regia, che conduce con maestria tra carrellate descrittive, riprese in controluce e sapiente uso degli effetti speciali. Crea l’atmosfera del film grazie alla splendida colonna sonora del suo uomo di fiducia Michael Giacchino, uno dei migliori compositori emergenti, e la meravigliosa fotografia di Larry Fong, probabilmente uno dei più belli lavori di fotografia visti recentemente al cinema, capace con toni e colori di immergere letteralmente la storia nei primissimi anni ottanta. Abrams qui si supera anche come regista di attori, mettendo insieme un cast di ragazzi incredibili, uno più bravo dell’altro. Spesso, quando vedo film americani con protagonisti attori giovanissimi, mi chiedo dove li prendano, se esista una fabbrica di talenti per attori-bambini. È realmente impressionante la quantità in America di attori sotto i 15 anni che sono già dei fenomeni. Il giovane protagonista Joel Courtney recita sempre con trasporto, riuscendo a coinvolgere emotivamente il pubblico. Ma l’indiscusso mattatore è Elle Fanning, e vedendola è impossibile credere abbia 13 anni: per molto tempo si è parlato della sorella maggiore Dakota come di un grande talento, ma la piccola Elle è sempre più sulla cresta dell’onda. Lo scorso anno con Somewhere in molti già si erano accorti di lei, ora però non si può più sottovalutare. Ruba la scena ogni volta che appare davanti alla telecamera, e prendete ad esempio la scena iniziale dell’incidente: il momento è stordente, non tanto per la spettacolarità dell’azione, quanto perché ancora tutti si devono riprendere dalla bravura mostrata nella scena prima dalla giovanissima Elle.

Super 8 è un film che non deve invidiare nulla ai modelli a cui si ispira, su tutti i vari E.T., Incontri Ravvicinati, I Goonies, pur rimanendo quelle opere indubbiamente superiori. Dopo la prima ora Super 8prende decisamente un’altra strada, proprio per distinguersi: allora i film di Spielberg galleggiavano in un mondo sognante, ricco di ottimismo, quasi una favola, ora invece grosso spazio è dedicato alla tensione e al mistero, che talvolta sfocia addirittura nell’horror; lì i ragazzini erano ingenui e innocenti, ora sono adolescenti pronti a tutto; lì la musica di John Williams collaborava a creare un mondo magico, voleva commuovere lo spettatore, ora invece le note di Michael Giacchino aiutano a sviluppare un senso di ansia. Per tutto questo, Super 8 non è certo un capolavoro come quelli a cui si riaggancia, ma è sicuramente un grande film, ricco di azione, tensione, ironia, disincanto, emotività, cura dei rapporti umani, e soprattutto una grandissima e chiara passione traboccante per il cinema. Proprio a questo proposito, una volta finito il film non abbiate fretta di lasciare la sala: dopo qualche secondo nei titoli di coda, godetevi per qualche ulteriore minuto l’esilarante filmino horror che i protagonisti della storia hanno realizzato.

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Una risposta a “Super 8 – recensione”

  1. Avatar Tomorrowland – recensione | bastardiperlagloria2

    […] Tomorrowland è un film che andrebbe lodato da qui fino alla notte dei tempi per le proprie intenzioni, ma non riesce a mantenere una promessa del proprio enorme potenziale (la vera nota positiva è la scoperta della giovanissima Raffey Cassidy, un’autentica rivelazione). Ripeto, molte colpe sono della sceneggiatura di Lindelof  – e io ho amato il finale di Lost, quindi sono più che imparziale nell’accusa – ma molte anche di Brad Bird, poichè manca totalmente la sua capacità di inserire umanità laddove sono presenti idiosincrasie. Il suo è un chiaro desiderio di tornare allo spirito dei film per famiglie dello Spielberg pre-anni ’90, ma in tal senso è molto più riuscito e coerente l’omaggio di un film come Super 8. […]

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