The Twilight Saga: Breaking Dawn Part II di Bill Condon, con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner. USA 2012
di Emanuele D’Aniello
Nel giro di un anno e poco più, abbiamo vissuto la conclusione di saghe cinematografiche di una certa importanza, ed ora è il turno di Twilight. Il botteghino ha dimostrato un affetto incommensurabile da parte dei fans, ripagati nel corso dei vari film oltre ogni misura, sacrificando per loro le scelte più audaci e decisive per fare un salto di qualità, che in 5 film non è mai arrivato. Perlomeno, questo capitolo finale non segna nuove vette di bruttezza e non peggiora quanto visto nei capitoli precedenti…ma questo è un pregio della pellicola o un difetto per lo standard bassissimo della serie?
Con gli adattamenti letterari è naturalmente necessario scindere il libro originale dal film per un giudizio equo, perchè una recensione cinematografica valuta la pellicola e non certo il materiale di partenza. Ma in questo caso la scissione è davvero difficile, quasi impossibile, perchè la scrittrice Stephenie Meyer ha collaborato attivamente alla realizzazione dei film, perchè libri e film per i fans sono parte integrante di un unico culto, e perchè la bassezza della resa filmica va di pari passo alla qualità della storia originaria. Dopotutto un essere umano medio non può non reagire in maniera normale quando si trova di fronte ad una storia che ci parla di un lupo mannaro che compire un “imprinting” con un neonato. La storia di Twilight, per usare eufemismi diplomatici, dall’inizio ha fatto strabuzzare gli occhi di più persone: la demolizione del mito dei vampiri, un triangolo amoroso banale e noioso, un immobilismo della storia e dei personaggi semplicemente irritante. Fortunatamente, questo capitolo finale inizia con l’unica vera ed importante svolta narrativa dopo ben 4 film: la trasformazione di Bella in un vampiro. Questo evento radicale porta cambiamenti nella trama? Ovviamente no, a parte il fatto che finalmente Edward e Bella possono fare sesso senza problemi, e soprattutto senza più ammorbarci perchè lei vuole tantissimo e lui no per paura di farle male o cambiarla. In pratica, l’unico evento fondamentale è un buco nell’acqua, e la prima ora del film è una continuo parlare (e il livello dei dialoghi non è proprio shakespariano) fino alla battaglia tanta attesa contro i Volturi: un grande momento d’azione, forse la migliore scena nell’intera serie, che poi viene letteralmente UCCISA dal successivo colpo di scena, creando uno dei finali più anti-climatici nella storia del cinema. Alla fine non è successo nulla, torniamo al punto di partenza, a parte il fatto che la figlia di Edward e Bella continua a crescere in maniera esponenziale. Perchè oltre alla critiche sulla qualità, il vero problema di Twilight è l’immobilismo e il conservatorismo della storia.
Twilight è un purissimo fan service, un prodotto che non vuole scontentare mai i fans e non vuole mai compiere scelte audaci fondamentali per dare dignità drammaturgica all’opera, e questo è il suo più grande difetto. I fans (o meglio le fans, e qui scatta d’obbligo un doveroso minuto di silenzio per tutti i maschi fidanzati del mondo, costretti ad andare al cinema per non scontentare le proprie ragazze) di Twilight vogliono solo una cosa, vedere Edward e Bella insieme. Il resto è secondario, sacrificando così una ipotetica storia avvincente o una insperata complessità psicologica. La storia di Twilight poteva essere benissimo condensata in 2, massimo 3 film, se consideriamo che buona parte del minutaggio di ogni capitolo consiste in gare di sguardi tra i tre protagonisti. Perchè i fans questo vogliono, e lungi dagli sceneggiatori e dei produttori prendere scelte coraggiose o correre rischi creativi. Conservare è la parola chiave, così il colpo di scena finale di questo capitolo conclusivo ribalta quanto visto finora per ristabilire lo status quo, e dare il via ad un montaggio musicale con i momenti vissuti ai due protagonisti durante il loro percorso, roba che sembra presa da una parodia di youtube, ma che manda in lacrime le ragazze. Non c’è nemmeno lo sviluppo della serie di Harry Potter, che dai primi film fantasy per ragazzi è passata negli ultimi capitoli ad un tono decisamente dark e molto più pessimista, crescendo di pari passo con l’età del proprio pubblico e andando incontro al loro cambiamento di gusti e sensibilità. Twilight invece è addirittura regredito, se possibile. Il conservatorismo della storia è lo stesso della tematica principale che attraversa la serie: Twilight non è mai stata una storia d’amore, quanto una storia di sottomissione. E non è nemmeno la rappresentazione di un amore adolescenziale, per quello, per quanto ugualmente radicale ed immaturo, è almeno volubile e passeggero. Bella fin dal primo istante ha voluto Edward, e ha fatto di tutto per averlo, a prescindere da qualsiasi ostacolo. Gli aspetti che avrebbero creato uno sviluppo un pizzico interessante (eventuali dubbi di lei sulla natura di lui, sull’accettare le regole della famiglia, su problemi relazionali anche banali, sulla difficoltà di abbandonare un padre senza moglie) non sono stati mai approfonditi, talvolta scartati del tutto. Le storie della Meyer sono giustamente bollate come bassa letteratura, ma per questo non devono essere sottovalutate dal punto di vista teorico, perchè il collegamento con sottotesti religiosi figli di una certa destra americana è evidente e importante. Affermare che Twilight sia in realtà una storia di sottomissione è spiegato dal fatto che assistiamo ad una storia di conversione prima, e di integrazione poi: Bella diventa vampiro, accetta la sua dimensione, è finalmente accettata da una nuova comunità separata dal resto della popolazione, e può quindi partecipare ai riti collettivi della sua nuova famiglia. E’ una conversione e sottomissione volontaria, ma pur sempre di sottomissione si parla, e il richiamo ad un certo radicalismo religioso è fortissimo.
Ma oltre alla storia, Twilight prima di tutto è cinema di bassa qualità. Continuo ad essere sempre enormemente stupito per come una saga che incassi miliardi di dollari in tutto il mondo non riesca ancora a dedicare una parte del budget a realizzare effetti speciali e digitali decenti. Non è possibile che una serie così famosa realizzi effetti così trash e ridicoli, un trucco e una serie di acconciature da gallerie dell’orrore: più che attori, sembrano un gruppo di amici mascherati per Halloween. Naturalmente la qualità del materiale, che nemmeno un discreto regista ed un buon sceneggiatore come Bill Condon è riuscito a risollevare, non aiuta i due protagonisti: ogni volta sembra quasi doveroso ricordare che Robert Pattinson e soprattutto Kristen Stewart sono due buon attori, ma tirar fuori qualcosa di decente da certi dialoghi o espressioni che non risultino involontariamente comiche è difficile (a differenza di Michael Sheen, che invece ha capito che qui conta solo l’assegno e ha deciso di fregarsene di tutto recitando nella maniera più sopra le righe e ridicola possibile). Io spero vivamente per il resto della sua carriera che Kristen Stewart, prima di un girare un qualsiasi ruolo futuro, prima di andare sul set possa rivedere ogni volta la scena della “caccia di Bella” e capire come NON deve recitare. Per gli altri è superfluo infierire, a cominciare da Taylor Lautner che in 5 film avrà cambiato espressione 3 volte, e definire tronco di legno offenderebbe gli incolpevoli tronchi di legno. Ma questo è quello che passa il convento, ed ai fans sta più che bene. Questo è quello che la serie ha offerto nel corso degli anni, un livellamento verso il mediocre che ha fatto rivalutare addirittura il primo film del 2008, indubbiamente il migliore della saga: aveva una estetica decisa e sensata, una buona fotografia, un accenno di tridimensionalità dei personaggi, un romanticismo non esageratamente melenso, una tematica intrigante dell’amore verso il diverso, ed un interessante esplorazione della sottocultura emo che stava esplodendo proprio in quel periodo. Poi il film ha incassato, si è voluti andare sul sicuro, e il piattume ha travolto la serie. La saga indubbiamente passerà alla storia a prescindere da tutto, in qualche modo sicuramente la rivedremo al cinema, nella speranza naturalmente vana che qualcosa possa migliorare. In conclusione: Twilight è morto, viva Twilight.


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