The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jean Dujardin, Matthew McConaughey USA 2013
di Emanuele D’Aniello
Al termine delle 3 ore di The Wolf of Wall Street, un’esperienza paragonabile a 3 ore sulle montagne russe, viene da chiedersi se davvero Martin Scorsese abbia 71 anni, se la sua carta d’identità non sia falsa o se semplicemente qualcuno abbia sbagliato a riportare la sua data di nascita. Trovare un regista che a questa età è in grado di realizzare un film così potente, fresco, originale, creativo, estremo, divertente, folle, anarchico, è semplicemente fantastico. Ed è per questo che Scorsese rimane forse il più grande cineasta americano in attività.
E prima di tutto, instaurando un gioco che va avanti dal primo all’ultimo secondo, The Wolf of Wall Streetribalta ogni aspettativa e ogni sicurezza dello spettatore. Ormai qualsiasi film attuale ambientando a Wall Street genere la solita frase: “è un film di critica alla recente crisi economica”. Ecco, avete fatto i conti senza l’oste. Scorsese se ne frega della recente crisi economica, se ne frega dei meccanismi economici che hanno portato alla crisi del capitalismo (anche se quei prodromi qui ci sono tutti) e il suo film va molto più in profondità. The Wolf of Wall Street è in realtà una delle più grandi e più efficaci metafore del crollo della società americana, della distruzione del sogno americano, uno spietato affresco umano in cui c’è spazio solo per il cinismo e la pura arroganza. Nei mesi scorsi, all’uscita dei primi trailer, sono fioccati i paragoni istintivi con Quei Bravi Ragazzi, per la struttura e alcune scelte stilistiche; pur avendo un certo senso, in realtà il film è avvicinabile a Quei Bravi Ragazzi per un altro motivo, ovvero la voglia di indagare, sviscerare e gettare davanti agli occhi degli spettatori tutta la follia dell’uomo. Quei Bravi Ragazzi e The Wolf of Wall Street sono i due film più antropologici della carriera di Scorsese. E se ragioniamo bene, The Wolf of Wall Street assomiglia tantissimo a quei film in costume sull’epoca romana in cui tutto il delirio e la noncuranza del domani risalta fino alla nausea. In quasi tutte le interviste Leonardo DiCaprio ha paragonato il suo personaggio ad un moderno Caligola, e mai paragone fu più azzeccato: The Wolf of Wall Street è IL film sulla caduta dell’impero americano, un dominio che si sgretola tra baccanali, riti orgiastici, sesso, droga e soldi buttati al vento. Diciamolo a chiare lettere, questo è il “Satyricon di Martin Scorsese”. Prendete tutta la dose di violenza dei suoi film precedenti, e ora trasformatela in dose di sesso estremo e consumo di droghe, e avete il risultato finale. E solo lui, che si è formato nel cinema degli anni ’70 e ha vissuto gli eccessi di quel periodo, poteva riprodurre in modo così delirante la follia umana.
Quello che per 3 incredibili ore The Wolf of Wall Street ci mostra è l’inesauribile, sfrenata, immortale tensione dell’uomo verso il peccato, come se il film fosse un lunghissimo ramo dell’Albero della Conoscenza da cui Eva (i personaggi della storia o noi spettatori) stacca il frutto proibito, poi lo rimette sull’albero e lo stacca di nuovo giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto. Tutto quello che vediamo, dal sesso alla droga alla voglia di soldi, non è soltanto un eccesso, non è soltanto perversione, ma è la spinta primordiale che arriva dalla profondità dell’animo umano. C’è un fantastico momento nel film, il secondo lungo discorso del personaggio di DiCaprio di fronte ai suoi colleghi, in cui pare arrendersi al mondo circostante e invece riparte più forte di prima: questa è la scena chiave per capire il film e quei personaggi. In quel momento, quelle persone si credono invincibili, non sono minimamente coscienti dei propri errori, e vanno dritti come carri armati sopra tutti e tutto, non hanno nemmeno il mondo nelle loro mani perchè credono di essere loro stessi il mondo. In quella scena, come per tutto il film, DiCaprio è semplicemente maestoso, incarna tutto quanto detto finora, spingendosi fino al limite della prova fisica. Finora DiCaprio le sue interpretazioni migliori le ha regalate quanto è riuscito a trasmettere il divertimento provato sullo schermo (viene da pensare a Prova a Prendermi oppure a Django Unchained) e quando ha spinto l’intensità interiori dei propri personaggi fino alla paranoia (Inception, o guarda caso gli scorsesiani The Aviator, The Departed, Shutter Island). Ecco, ora assistiamo esattamente ad un mix delle due cose, e l’imperante carisma con cui domina la scena porta a pensare che questa sia davvero la sua miglior performance.
Ora però, c’è da risolvere una contraddizione di fondo. The Wolf of Wall Street critica ciò che mostra e in particolare il protagonista Jordan Belfort? La risposta è chiaramente si, ma forse è la domanda ad essere chiaramente priva di importanza. E’ una polemica vecchissima per qualsiasi film di questo genere, come se poi le persone che non vogliono ragionare vedessero i film a metà e non capissero la fine di Scarface, Il Padrino, Romanzo Criminale, per citare solo alcuni esempi sparsi. Non ha senso arrabbiarsi perchè Jordan Belfort nel film è in realtà molto affascinante, poichè così deve essere in un film, altrimenti non si capirebbe come ha raggiunto il successo ammaliando e fregando tante persone, e soprattutto non porrebbe turbamento negli spettatori. Probabilmente tutti in cuor nostro, in silenzio e vagando negli angoli più bui del nostro animo, vorremmo essere Jordan Belfort all’apice del successo negli anni ’80, ma col senno di poi nessuno vorrebbe essere “Jordan Belfort pacchetto completo”. Questo è il punto. Ma come detto, la domanda è sbagliata, il vero quesito è un altro: se la vita reale non ha condannato Jordan Belfort, perchè lo devono condannare Scorsese e il suo film? Belfort ha truffato e rubato soldi a migliaia di persone, ha fatto qualche anno di carcere, e ora è a piede libero facendo il consulente, inclusa la produzione di questo film. Non è dovere di The Wolf of Wall Streetcondannarlo, ma il compito casomai è mostrare i suoi eccessi e lasciare il giudizio agli spettatori. E anzi, il fatto che la vita non abbia condannato Belfort fa ancora di più il gioco del film, perchè in questo modo The Wolf of Wall Street mostra in maniera ancora più spietata come la nostra società sia definitivamente corrotta e pronta a cedere alle lusinghe di qualsiasi pifferaio magico, arrivando ad inginocchiarsi anche di fronte ai criminali.
E alla fine di tutto, ci rimane davanti agli occhi un film complesso e al tempo stesso dannatamente divertente, senza dubbio alcuno il più divertente della carriera di Scorsese e il più folle (per uno che ha girato Fuori Orario è dire molto). Un film che getta uno sguardo lucidissimo sul regno del caos, un vortice di oscenità che Scorsese spinge al limite nella messa in scena, sperimentando continuamente con approccio allucinato e animalesco, lasciando che lo spettatore lo viva a 1000 all’ora. Se esiste il fondo dell’abisso,The Wolf of Wall Street ci ricorda che quello è l’habitat naturale dell’essere umano.



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