
“I don’t see a lot of money here.”
Chi ha visto il film lo sa, questa scena esattamente a metà del racconto è l’ovvia chiave volta di tutto. Llewyn Davis ha viaggiato per chilometri contro mille avversità, ha affrontato una miriade di problemi – e si badi bene, è sempre stato sconfitto da tali problemi, ma è andato avanti – solo per avere questo momento, poter suonare davanti al produttore Bud Grossman. Quando è finalmente lì, con la sua chitarra, Llewyn suona e canta nel modo più perfetto che possa esserci, toccando le corde dell’emozione, scegliendo un testo che ha addirittura echi biografici, cantando letteralmente col cuore, con gli occhi che racconta un mondo. E quando finisce, Grossman senza pensanci su tira fuori quella frase diretta e raggelante.
Lo state dell’arte, si potrebbe dire, 8 parole per distruggere la stima, l’impegno e il sogno di qualsiasi aspirante artista. Grossman non dice se Llewyn sia bravo o meno, non è ciò che gli interessa, gli dice semplicemente che non venderà mai un disco, a prescindere dal suo talento. E si badi bene, non c’è un filo di arroganza nelle sue parole, non c’è nemmeno l’ombra della derisione o della tracotanza nelle parole di Grossman, non riusciamo ad odiare il produttore perché pure lui è vittima delle logiche di mercato. C’è solo triste realismo. (altro…)